Il biancone, uccello simile all'aquila che si ciba di serpenti

Molto simile strutturalmente all’aquila, il biancone (Circaetus gallicus), rapace diurno dell’ordine dei Falconiformi, ha dimensioni considerevoli. Ben più grande della comune poiana, ha un piumaggio con tonalità cromatiche variabili dal bruno chiaro al marrone scuro.

La testa del biancone è grande, caratterizzata da occhi gialli e lucenti, il suo corpo misura pressapoco 70 centimetri, mentre l’apertura alare può raggiungere i 190 centimetri. La parte inferiore dell’animale è chiara, il capo ed il petto sono più scuri.

Il becco è nero in punta e azzurro alla base, con forma ad uncino. Le zampe, di colore grigio, hanno tarsi lunghi dotati di unghie adatti ad afferrare le prede.

Becco del biancone

L’etimologia del suo nome deriva dal termine greco kirkos, che significa falco e aëtos, ovvero aquila. Gallicus è invece riferito all’area francese denominata Gallia, benché sia solo una delle tante aree distributive in cui è possibile individuarne esemplari. Il biancone è diffuso nell’Europa occidentale, suo terreno di cova ideale, ma anche in Ungheria e Polonia.

In Italia torna in primavera risalendo dall’Africa attraverso lo stretto di Gibilterra. Il suo arrivo coincide abitualmente con il mese di marzo, mentre la migrazione inversa avviene tra agosto e settembre, in direzione delle regioni a sud del Sahara, dove va a svernare dopo aver volato alla velocità non indifferente di 100 km/h.

Il biancone predilige infatti le regioni calde, dove può trovare savane, deserti, ma anche arbusti e foreste. Nel mondo esistono 4-6 specie differenti del genere Circaetus, che si differenziano l’un l’altra per corporatura e colori. 

 

Una animale longevo, dalla dieta particolare

La prerogativa che lo rende unico rispetto agli altri rapaci riguarda la sua dieta. Il biancone si nutre infatti quasi esclusivamente di serpenti, al limite di lucertole; per evitare che i rettili lo mordano, disorienta la preda con rapido sbattimento delle ali.

Generalmente la caccia avviene ai danni di colubridi quali il Biacco, il Settone e la Natrice dal collare. Più raro che vengano presi in considerazione viperidi, in quanto il biancone non è immune al loro veleno. Dopo aver individuato dall’alto la preda, la cattura avviene con un lento planamento: la vittima viene afferrata con le zampe, uccisa e subito divorata. Ciò può avvenire direttamente al suolo oppure durante il volo.

Biancone con serpente (Alberto Blisa)

Biancone con serpente (Alberto Blisa).

 

Quando i rettili vengono trasportati al nido per nutrire il piccolo, vengono parzialmente ingoiati: sarà il pulcino del biancone a cibarsene, estraendo direttamente dal becco del genitore, tirandolo per la coda, il serpente in parte ingerito. 

Il biancone nidifica su alberi alti posti lungo pendii scoscesi, generalmente conifere e latifoglie che permettono una migliore mimetizzazione e difesa dai predatori.

Il nido misura circa un metro di diametro e viene riutilizzato anche negli anni a venire. La maturità sessuale del rapace viene raggiunta dopo tre anni di vita, con deposizione di un uovo per ogni covata.

La deposizione avviene in fasi diverse a seconda del clima: ad aprile in Europa meridionale e Marocco, a gennaio/febbraio in India. L’uovo è bianco, lungo circa 7 cm e viene covato per quasi  un mese e mezzo. Durante la riproduzione i maschi sorvolano con frequenza il nido, emettendo un fischio melodioso. Dopo la schiusa il piccolo resta al sicuro ancora dai due mesi agli 80 giorni, dopodiché è autonomo e spicca il volo che darà avvio alla sua indipendenza.

Piccolo di Biancone pronto all'involo (Dante Alpe)

Piccolo di Biancone pronto all'involo (Dante Alpe).

 

Il biancone è un uccello piuttosto longevo, che può arrivare ai 18 anni di vita.  La specie, benché ritenuta sicura nell’Unione Europea, ha visto comunque ridursi il suo numero tra il XIX e il XX secolo, restando poi stabile negli ultimi 30/40 anni.

In Europa centrale la popolazione di bianconi si attesta – a seconda dei parametri presi in esame – in circa 5400/7500 coppie, ovvero tra un quarto e la metà dell’intera popolazione continentale. Di questi esemplari, 350/400 coppie nidificano abitualmente in Italia.

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