Il camoscio, il montanaro che ama le rocce, è di casa in valle di Susa

Il camoscio (in copertina in una bellissima immagine di Mirella Giacone), mammifero artiodattilo, della categoria dei bovidi, sottofamiglia caprini, assomiglia tantissimo ad una capra ed ha una grande abilità nell'inerpicarsi sulle rocce. Diffuso pressochè in tutta Europa ed in Asia Minore, la specie presente sull'arco alpino è denominata Rupicapra rupicapra ed è diffusa soprattutto in Piemonte, regione che ospita il 62% dei camosci italiani.

Ha una lunghezza totale, da testa a coda, variabile tra i 130 e 150 centimetri nel maschio (105-125 per la femmina) con un’altezza al garrese di 85/92 centimetri (70-80 le femmine). Un esemplare adulto maschio può raggiungere i 50 kg intorno ai 5/9 anni di età, ma il peso varia parecchio a seconda dei mesi: più elevato in ottobre, periodo di maggiore accumulo del grasso, alla fine del periodo produttivo si riduce di circa un terzo per il dispendio energetico dovuto alla competizione tra maschi.

Camoscio in Alta Valle di Susa - Dante Alpe

Camoscio in Alta Valle di Susa - Dante Alpe

 

Il mantello del camoscio, caratterizzato da due tipi di pelo, gli permette di affrontare le forti escursioni termiche: il pelo superficiale, lungo dai 2 ai 4 cm, è irsuto e funge da cappotto termico. Il sottostante, chiamato pelo lanoso o primo pelo, è fine, e diventa più rado nella stagione estiva. D’inverno il pelo assume una colorazione più scura, caratterizzata dalla barba dorsale, una fascia centrale di lunghi peli tendenti al nero, che si sviluppa lungo la linea mediana. La barba dorsale viene rizzata quando l’animale si sente in pericolo o vuole affermare la propria supremazia dinnanzi ad un rivale.

A marzo inizia la muta primaverile, che dura oltre tre mesi e lascia il posto a peli più corti e ruvidi, di colore giallo pallido fino al grigio rossastro, con una mascherina posta tra l’occhio ed il labbro superiore. La barba dorsale diviene più sottile ma non scompare. Ad agosto poi inizia la muta autunnale, che proseguirà fino a dicembre. Il camoscio ha tipiche corna ad uncino, che sono permanenti e di colore nero ebano o bruno scuro. La loro lunghezza non supera in genere i 20/25 centimetri. Sono composte da due parti diverse: la cavicchia ossea, che è una sorta di protuberanza in continuità con l’osso frontale e l’astuccio corneo, composto da cheratina, che le circonda completamente.

Camoscio - Mirella Giacone

Camoscio - Mirella Giacone

 

In primavera il tessuto corneo si deposita alla base dell’astuccio, mentre d’inverno la crescita si arresta, dando vita a dei solchi anulari, chiamati anche anelli di crescita o di giunzione, che permettono di valutare l’età dell’esemplare, databile anche attraverso l’analisi della dentizione. Il camoscio marca il territorio attraverso le secrezioni delle sue ghiandole, poste sul capo. La sostanza, fortemente odorosa, stimola anche la predisposizione all’accoppiamento da parte della femmina.

I suoi zoccoli biodattili hanno bordo esterno duro ed affilato che gli consente di sfruttare gli appigli, mentre  i polpastrelli più morbidi evitano le cadute e le scivolate in discesa. Si sposta facilmente anche sulla neve e non patisce la fatica, avendo un cuore voluminoso con una frequenza cardiaca di circa 200 battiti al minuto. Potrebbe raggiungere i 25 anni di vita, ma raramente supera i 15, anche in virtù dell’usura dei denti che ne condiziona la capacità di procurarsi il cibo.

Partorisce tra maggio e giugno, dopo una gestazione di  160/170 giorni. Il culmine degli accoppiamenti si verifica tra fine novembre e inizio dicembre, ma il periodo riproduttivo inizia già da fine ottobre. Abitualmente la femmina di camoscio partorisce un solo capretto, con il quale instaura un legame molto forte che dura fino al parto dell’anno successivo, quando viene allontanato per permetterle di dedicarsi al nuovo arrivo.

Camoscio sulle montagne di Bardonecchia - Maria Rita Brun

Camoscio sulle montagne di Bardonecchia - Maria Rita Brun

 

Il camoscio è un ruminante e, pur essendo un selettore che si alimenta di cibi ricchi di principi nutritivi e poca fibra, quali germogli e gemme, è piuttosto opportunista e varia la sua dieta a seconda delle influenze stagionali. Animale gregario, ad eccezione della stagione riproduttiva adotta una forma di segregazione sessuale, con gli adulti dei due sessi che vivono separati, anche geograficamente.

In valle di Susa, osservare un camoscio non è impresa ardua. L’animale preferibilmente vive tra i 1000 ed i 2800 metri di altitudine e nella stagione invernale scende di quota, preferendo zone con versanti ripidi e rocciosi maggiormente esposti al sole. Ma da noi lo si può osservare facilmente anche a quote decisamente più basse, come le spettacolari pendici del monte Pirchiriano, su cui sorge la Sacra di San Michele.

A Sant’Ambrogio infatti gli avvistamenti sono tutt’altro che rari: basta sedersi in paziente attesa sulle panche in pietra posizionate a questo scopo lungo la via ciclabile che congiunge il paese a Chiusa San Michele. Di qui si potranno ammirare gli animali appigliati lungo le pendici rocciose della montagna, cosa che ha fatto sì che anche lo specchio d’acqua sottostante sia stato ribattezzato “Laghetto dei camosci”.

Camoscio alla Sacra - Ellio Pallard

Camoscio alla Sacra - Ellio Pallard

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