Il tritone, l’anfibio con la coda che assomiglia ad un piccolo drago

Il tritone, anfibio caudato (ossia fornito di coda) appartenente alla famiglia dei Salamandridi, trascorre gran parte dell’estate sulla terraferma ma si esibisce in evoluzioni acrobatiche, esclusivamente acquatiche, durante il periodo del corteggiamento (foto sopra al titolo di Domenico Fabaro).

I tritoni italiani appartengono ai generi Triturus, Mesotriton e Lissotriton. Sono terrestri fino a primavera, quando, con l’inizio del periodo della riproduzione, si spostano in acque ferme o lente; in questo periodo compaiono nei maschi i caratteri sessuali secondari, tra cui una cresta nuziale sulla coda che in alcune specie si prolunga sul dorso.

Tra le specie diffuse in Valle di Susa vi è il tritone crestato italiano (Triturus carnifex), lungo fino a 16 cm, di colorazione diversa a seconda della stagione, dell’ambiente e del sesso, caratterizzato dalla presenza nel maschio di una cresta cutanea, lungo la linea mediana dorsale e sulla coda, all’epoca degli amori.

Nelle nostre zono si possono anche trovare il tritone punteggiato (Lissotriton vulgaris), lungo 11 cm, molto diffuso, il tritone alpino (Mesotriton alpestris), che vive nei laghetti di montagna, fino a 2500 m di altezza, di dimensioni minori e di forme più snelle ed eleganti del precedente, e il tritone elvetico (Lissotriton helveticus), anch’esso presente in montagna.

Tritone crestato italiano (Foto Parchi Alpi Cozie)

Tritone crestato italiano (Foto Parchi Alpi Cozie).

 

Le femmine di tritone crestato possono raggiungere misure dagli 11 ai 19 centimetri di lunghezza, i maschi sono poco più piccoli, in genere tra i 10 e i 16 centimetri. Massiccio e munito di una testa piuttosto larga, il tritone crestato si caratterizza per la pelle ruvida di colore marrone, talvolta bruno grigiastro, granulosa sul dorso e per le zampe con dita molto lunghe.

Il ventre è rosso arancio oppure giallo, con grandi macchie di colore nero, mentre la gola va dall’arancione al nero ed è anch’essa disseminata, come i fianchi, di piccoli puntini bianchi.

Durante la stagione riproduttiva il maschio possiede due creste sul dorso: una, alta e dentellata, scomparirà al termine di questa fase; l’altra caratterizza la coda ed è permanente. I maschi adulti presentano anche una fascia biancastra su entrambi i lati della coda, più evidente durante il periodo che precede la stagione riproduttiva.

Durante il periodo riproduttivo, quando l’animale permane in acqua, i colori del tritone crestato diventano chiari e le macchie dorsali si fanno più contrastate. La colorazione tende invece a scurirsi quando l’animale si sposta sulla terraferma.
 

La dieta ed il corteggiamento

Il tritone crestato si nutre di vermi, gasteropodi, insetti, sanguisughe e lumache, e predilige uova e larve di altri anfibi, rospi inclusi.

Si riproduce da marzo a giugno nelle acque stagnanti ove è presente vegetazione e durante il corteggiamento si produce in veri e propri rituali che contemplano anche colpi simili a frustate assestati con la coda: durante questi movimenti il tritone maschio invia sostanze odorose (feromoni) in direzione della femmina, verso la quale ostenta vistosamente la sua cresta.

Tritone crestato

Se la femmina si dimostra interessata il maschio depone sul fondo dell’acqua un involucro, chiamato spermatofora, che lei raccoglierà nel proprio ventre, permettendo la fecondazione delle uova di colore bianco-giallastro che saranno deposte in numero da 200 a 400 per ogni esemplare, attaccate alle piante acquatiche.

Le uova si schiuderanno dopo due o tre settimane: dalla nascita delle larve alla loro completa metamorfosi trascorreranno circa 3 mesi. Conclusa la riproduzione i tritoni resteranno in acqua ancora un paio di mesi, nutrendosi per accumulare depositi di grasso che consentiranno loro di affrontare l’inverno.

Tra metà luglio e metà settembre si trasferiranno sulla terraferma, restando comunque sempre nei pressi delle aree acquatiche. Nel tardo autunno i tritoni si rintaneranno nei rifugi in attesa della primavera, sistemandosi in campi aperti coltivati o in case ghiaiose, più spesso sotto legna morta.

Le due fasi della vita del tritone, acquatica e terrestre, sono condizionate da diversi fattori: in primis il clima, ma anche la località distributiva. Talvolta accade infatti che si trovino popolazioni che vivono perennemente in acqua.

Tritone nella fase terrestre

Tritone nella fase terrestre.

 

La sua tutela in valle di Susa

Il tritone crestato rischia l'estinzione, a seguito della scomparsa degli habitat naturali idonei alla sua riproduzione, che devono essere caratterizzati da acqua ferma o con corrente debole.

In valle di Susa alcuni anni fa fu avviato un progetto di salvaguardia della specie, presente, oltre che nel Parco naturale dei Laghi di Avigliana, in alcuni fossi del Comune di San Giorio ed all'interno dell'area dei Mareschi di Sant'Antonino. Fu proprio l'ente santantoninese a promuovere, di concerto con Legambiente ed alcuni volontari, un progetto di tutela dell'area umida, per continuare a garantirgli la dimora ideale.

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Perchè il tritone crestato è un animale di estremo interesse naturalistico, tanto da essere inserito come specie che necessita di rigorosa tutela all'interno della Direttiva "Habitat" approvata dalla Commissione Europea, finalizzata appunto a promuovere il mantenimento della biodiversità mediante la conservazione degli habitat naturali.

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