La coccinella, insetto simbolo della fortuna e della lotta biologica

Conosciuta come insetto portafortuna, la coccinella comune (Coccinella septempunctata) deve il suo nome al colore che ne caratterizza il dorso, il rosso scarlatto (in latino appunto coccineus), su cui spiccano sette punti neri, tre per ciascuna ala e uno posto alla congiunzione tra di esse. 

Generalmente la coccinella non suscita ribrezzo nemmeno a chi è infastidito da ogni tipologia di insetto. Probabilmente ciò è dovuto alle sue dimensioni ridotte, in quanto ha grandezza compresa tra 1 e 10 millimetri, o al colore sgargiante. 

Questi colori hanno funzione difensiva, in quanto vengono associati alle sostanze velenose e in alcuni casi evitano la predazione, un fenomeno noto come aposematismo. In particolare ciò accade per le tonalità rosso, arancione e gialle, benché esistano  molte specie di coccinelle con colori meno vistosi, che spaziano dall’ocra al marrone scuro. L’accostamento al veleno è reale: alcune specie, infatti, emettono dalle articolazioni delle loro zampe sostanze tossiche dall’odore repellente che, seppure non nocive per l’uomo, sono tossiche ad esempio per lucertole e piccoli uccelli. 

Coccinella (Elio Pallard)

Coccinella (Elio Pallard).

 

Un altro metodo difensivo della coccinella, oltre alla classica fuga in volo, consiste nel ritrarre le zampe sotto il corpo rendendo particolarmente difficoltosa la presa a chi, eventualmente, volesse afferrarla. Nel mondo esistono circa 6000 tipologie di coccinelle diverse, suddivise in 360 generi differenti. Diffuso in ogni parte del mondo, questo insetto popola  giardini e nei boschi aperti, ma spesso si addentra nelle nostre case depositandosi su vetri e tende. 

 

Ha dimensioni piccole, ma grande capacità riproduttiva

Le elitre, ali esterne indurite, mentre il coleottero non è in volo, fungono da protezione nei confronti delle seconde due e dell’addome. Il capo, di colore nero,  è piccolo, con antenne corte; l’addome è breve, con 5 o 6 segmenti (uriti) e 10 spiracoli tracheali, aperture attraverso le quali avviene la respirazione.  

Tanto gradevoli a vedersi, le coccinelle sono in realtà molto voraci, nonché protagoniste di frequenti casi di cannibalismo, giacché spesso mangiano le loro uova. Si pensi che un adulto di coccinella può predare, in una sola giornata, 100 esemplari di afidi. 

La doppie ali della coccinella (foto Elina - Pixabay)

La doppie ali della coccinella (foto Elina - Pixabay).

 

La riproduzione della coccinella avviene più volte l’anno: gli accoppiamenti iniziano in primavera, con deposizione delle uova in numero variabile  a seconda della specie di appartenenza. La coccinella comune ne depone circa 2000, di colore giallastro, a volte addirittura sui corpi delle sue prede. Alcune coccinelle depongono uova isolate, altre in raggruppamenti; quasi tutte ne collocano anche alcune non fertili, che serviranno ad alimentare le larve dopo la schiusa. 

Lo sviluppo di una coccinella attraversa  5 fasi, che si completano in circa 4 settimane: quattro sono stadi larvali ed uno di pupa. Ha vita breve, da 4 a 6 settimane al massimo.  La coccinella comune si nutre di insetti ed acari, e quindi è utile alle coltivazioni, mentre altre specie si cibano di funghi  o di vegetali, ed in questo caso sono dannose.

Molto attive in primavera sulle piante erbacee infestate da afidi, le coccinelle migrano su altre colture durante l’estate, quando gli afidi muoiono, raggiungendo la vegetazione spontanea su cui trovano altro nutrimento. In inverno vanno in letargo, che passano nelle fessure tra le rocce, tra le piante, nelle crepe dei muri delle abitazioni o in qualche angolo all’interno delle case.

Sono specie adattabili, che in condizioni ambientali avverse mutano la loro dieta, garantendosi la sopravvivenza passando all’occorrenza a nutrirsi di tessuti vegetali, miceli fungini, liquidi, frutti e polline. 

 

Un insetto che attira simpatia

Importanti nelle coltivazioni biologiche, le coccinelle sono viste con sguardo benevolo anche in altri contesti, tanto da essere prese ad esempio nel marketing, divenendo protagoniste di campagne pubblicitarie e marchi. 

Nello scoutismo le coccinelle sono le bambine di età compresa tra gli 8 e gli 11 anni, così dette poiché indossano un copricapo circolare di tessuto rosso, con 7 punti neri, che richiama appunto l’insetto.  

In Toscana, in particolar modo nell’area fiorentina, la coccinella è chiamata Lucia, in associazione alla Santa protettrice della vista: si dice che chi se ne prende cura avrà protetta la vista, mentre chi maltratta o peggio ancora uccide una coccinella  incapperà in problemi di salute legati agli occhi. 

L’associazione tra coccinella e fortuna è tipica delle culture europee: nelle mitologie nordiche essa è legata alla dea della fertilità Freya, in  molti paesi è invece abbinata alla Madonna che, specialmente nel Medioevo, veniva raffigurata con una mantellina rossa, richiamando la livrea della coccinella. 

Coccinella sul grano (Federico Milesi)

Coccinella in un campo di grano (Federico Milesi).

 

I 7 punti neri della coccinella starebbero a simboleggiare le 7 gioie e gli altrettanti dolori della Vergine Maria: a tal proposito, in alcune regioni, l’insetto è noto come “coleottero della Madonna”. Per i babilonesi, invece, i 7 puntini rappresentavano la perfezione del cosmo, essendo lo stesso numero di quelli che loro ritenevano fossero i 7 pianeti esistenti. 

Oggi, la coccinella nostrana è minacciata da quella asiatica, la Harmonia Axyridis o coccinella arlecchino, più grande e con numero di puntini sul dorso variabile,  in genere di colore giallastro. La coccinella asiatica, molto aggressiva e famelica, sta seriamente mettendo in difficoltà quella italiana, della quale è indubbia l’utilità ecologica  quando viene impiegata nella lotta biologica agli acari e altri parassiti.  

Importata a metà degli anni Novanta con la stessa finalità, l’asiatica si è rivelata essere molto invasiva: colonizza gli ambienti domestici dando vita a vere e proprie infestazioni, oltre a minacciare alcune colture, tra le quali i vitigni. Quando si rifugia tra i grappoli, infatti, la coccinella arlecchino rilascia una sostanza dall’odore nauseabondo, nota come emolinfa, che può danneggiare il gusto del vino. 

In attesa che venga scoperto un insetto antagonista la coccinella autoctona è chiamata a portarsi fortuna da sola, difendendosi in autonomia dalla competizione con la temibile “cugina” orientale. 

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