Luigi Tessarollo, grande chitarrista di origini valsusine, venerdì 30 agosto sul palco del Due Laghi Jazz Festival

Luigi Tessarollo, docente di Chitarra Jazz al Conservatorio di Milano, musicista che ha all'attivo centinaia di concerti, collaborazioni con grandi nomi del panorama nazionale e internazionale e decine di dischi, venerdì 30 agosto sarà ad Avigliana, sul palco del Due Laghi Jazz Festival.

Lo abbiamo incontrato, per parlare di musica e di territorio. Che rapporti hai con la Valle di Susa?

Beh, direi strettissimi: innanzitutto mia madre è originaria di Caprie, più precisamente di Campambiardo, una piccola frazione montana davvero splendida. I miei nonni si sono poi spostati a Condove (dove tra l'altro mio zio, Massimo Maffiodo, è stato sindaco per 20 anni) e successivamente mia mamma si trasferì con mio padre a Rivoli, dove sono nato.

Ho frequentato assiduamente la Valle, dove in gioventù mi ritiravo spesso a studiare musica e dove ho composto alcuni brani, ispirati alle bellezze naturali delle nostre montagne. I primissimi passi in ambito professionale, a 14 anni, li ho mossi con le orchestre da ballo in zona, da Susa a Condove, da Venaus a Mattie, ed anche i miei primi allievi erano di quelle zone.

Un altro bel ricordo della mia attività musicale in Valle è stata la collaborazione con l'amico ed ex compagno di Liceo Mario Mattioli, fratello dell'ex sindaca di Avigliana, mancato purtroppo di sclerosi multipla, con cui abbiamo allestito diversi spettacoli per l'Aism, per i quali io scrivevo e arrangiavo parte delle musiche degli spettacoli.

Luigi Tessarollo

In queste 26 edizioni del Festival non è la prima volta che sei invitato ad esibirti a fianco di alcuni grandi del jazz. Che cosa hai in serbo per l’imminente concerto?

Sì, sono stato nel corso degli anni in quartetto con la cantante americana Rachel Gould, e con i colossi americani George Garzone e Tom Harrell.

Quest'anno mi presento con una formazione inedita, con Giammarco, Tavolazzi e Roche. Il binomio con Maurizio Giammarco, storico tenorista di Roma, è stato collaudato già negli anni ’90 quando insieme a Ron Vincent e Dean Johnson (ultima ritmica del grande Jerry Mulligan) abbiamo registrato e suonato a lungo con il quartetto Passage. Ad Avigliana avremo la presenza di Mahnu Roche, batterista di Michel Petrucciani nel suo ultimo periodo, nostro collaboratore stabile a varie riprese facendo la spola tra Francia e Italia, e di un altro nostro sidemen, il noto contrabbassista Ares Tavolazzi, che come fondatore storico degli Area e conosciuto ai più anche come storico bassista di Guccini, davvero non necessita di presentazioni. Suoneremo un repertorio di composizioni mie e di Giammarco.

Maurizio Giammarco

Maurizio Giammarco

 

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Ripercorrendo la tua eclettica carriera come vedi oggi la scena jazzistica, e in generale quella artistico musicale?

Oggi abbiamo sempre più a che fare con la tecnologia, che oltre a cambiare parametri e contenuti artistici, permette pressoché a chiunque di produrre “opere”. In questo momento storico c’è un fenomeno di massificazione della produzione in ambienti artistici: registrazioni, fotografie, film… e tutto può essere tecnologicamente divulgato, o, usando il termine contemporaneo, "condiviso", ovunque e con chiunque, con enorme facilità e semplicità.

Per far ciò prima dovevi vendere o acquistare l’opera; adesso, in un modo o in un altro, puoi ottenerla o consegnarla gratuitamente. I parametri che differenziano il professionista dell’arte (leggi: persona che svolge un’attività che produce un reddito necessario a vivere), da un artista che per lo più si diletta (potendoselo permettere con altre fonti di reddito) sono cambiati o scomparsi. Le facili e numerose possibilità di divulgare prodotti mediocri o scarsi (spesso anche nell’ambito della musica dal vivo) hanno abbassato drasticamente la visibilità delle eccellenze, di cui oggi pubblico e mercato sentono molto meno necessaria l’esigenza.

Credo però che la musica dal vivo di alto livello (jazz, classica o acustica in genere) sia la prima alternativa che assume un valore inversamente proporzionale alla musica liquida. (on line, quasi sempre gratuita, ma non live). Mi spiego: credo che il live avrà sempre più un ruolo di verità emotiva e naturale insostituibile, e sarà sempre in qualche misura cercato e voluto dall’ascoltatore sensibile proprio per la necessità di partecipare a qualcosa di tangibile, potente, emozionante, coinvolgente; e anche per quella sua magnifica imperfezione che solo la musica dal vivo può dare. Per questa sua forza voglio sostenere che la musica dal vivo, ad alti livelli, non sarà mai seconda ad una riproduzione su qualsivoglia supporto.

Luigi Tessarollo

Hai ottenuto recentemente un ruolo importante nella didattica, la cattedra di chitarra jazz per il Conservatorio di Milano. Un didatta jazz come può far crescere gli allievi sul piano artistico?

Deve infondere agli allievi l’esigenza di due distinte necessità: la prima è la conoscenza della storia e dei linguaggi jazzistici nella loro varietà e nei loro sviluppi. Un lavoro che va fatto seriamente, non solo per presa visione su you tube o accumulo di mp3. E’ la conditio sine qua non per potersi permettere una crescita che abbia un peso sul piano artistico. Questa fase di formazione dovrebbe da subito contemplare anche la scelta di un “modus vivendi” dell’allievo basato su esperienze di vita: frequentazione di ambienti e persone “formative”, ricerca di esperienze musicali in cui si è costretti a sviluppare varie competenze, come quella di suonare a orecchio.

La seconda è la conoscenza della sensibilità contemporanea attraverso l’analisi e l’ascolto di ciò che ti circonda.

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Ma a monte di tutto ciò è necessario che l'allievo abbia una formazione musicale pregressa, iniziata il più presto possibile, e non necessariamente subito rivolta al Jazz, ma basata sull'ascolto e sulla crescita della propria sensibilità, sulla pratica di una vita musicale collettiva e su un graduale sviluppo musicale del proprio cervello, nonchè delle abilità tecniche strumentali di base.

Qui in Val Susa abbiamo un’eccellenza nazionale nel campo della didattica rivolta all'educazione musicale dei bambini. È il Centro Goitre, che lavora anche molto bene sulla Musica di Insieme e l'improvvisazione, due parametri naturali che non sono solo prerogativa della musica jazz. Il Centro Goitre ha anche una sezione di promozione del jazz che si occupa della gestione delle mie produzioni live.

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