Alla scoperta della pianta del Genepy, il profumato liquore tipico delle nostre montagne

Alcool, artemisia, zucchero ed acqua: da questi tre ingredienti, opportunamente infusi, nasce il genepì (o genepy), liquore tipico di tre regioni: il Piemonte, la Valle d’Aosta e la Lombardia (principalmente in Valtellina).

Insignito dal 2014 del riconoscimento di indicazione geografica come “Genepì delle Alpi”, viene abitualmente consumato alla stregua di un digestivo, e deve il suo nome alle diverse tipologie di piante aromatiche che crescono sulla catena alpina occidentale, comunemente definite Genepì ed appartenenti al genere Artemisia.

Ne esistono circa duecento specie, ma quelle utilizzate per fini “liquorosi” sono principalmente il genepì nero o genepì maschio (Artemisia Spicata) e quello bianco (Artemisia umbrelliformis). Si tratta di cespugli di dimensioni ridotte, che vanno dai 5 ai 20 centimetri di diiametro, per 10/15 centimetri di altezza.

La pianta del Genepì

In natura il genepì cresce spontaneo tra i 2200 ed i 3000 metri, ma appartenendo ad una specie protetta, il fiore utilizzato per produrre il liquore viene coltivato a quote inferiori, tra i 1500 ed i 2000 mila metri di altitudine.

Seminata ad inizio della primavera, tra giugno e luglio la pianta viene trapiantata in campo e pacciamata con teli o materiale coprente, per evitare lo sviluppo di piante infestanti. Dopo circa tre anni, sarà possibile raccogliere i fiori freschi, perché nel primo anno si sviluppa la parte radicale ed aerea, mentre i fiori compaiono solo al secondo e terzo anno.

L’artemisia ha proprietà aromatiche, digestive, cicatrizzanti, balsamiche, stimolanti e neurotoniche: per questo, sono molto utilizzati anche i suoi oli essenziali.

Infiorescenze di Genepì

Il liquore di Genepy prodotto a livello artigianale può essere ottenuto con due tecniche differenti. La prima è per infusione: le erbe vengono infuse per un mese e mezzo in una soluzione idroalcolica contenuta in fusti di acciaio inox. Trascorso questo tempo, si procede alla torchiatura, quindi si aggiunge una miscela di acqua e zucchero e il composto viene lasciato riposare.

Una volta maturato, si procede ad un ripetuto filtraggio, dopodiché resta nuovamente ad affinarsi prima di essere trasferito in bottiglia.  Si otterrà un liquido paglierino, con un grado alcolico compreso tra i 40 ed i 42 gradi.

Se il genepy viene prodotto per sospensione, invece, si ottiene un liquido incolore: le piante vengono collocate su particolari griglie che vengono posizionate sopra alla soluzione idroalcolica. Il tutto avviene all’interno di contenitori chiusi. Trascorsi circa tre mesi, le componenti aromatiche dell’artemisia avranno saturato l’alcool.

A quel punto trascorreranno ancora 100/150 giorni di successivo affinamento, ma la lunga attesa varrà il risultato, in quanto il grado di purezza ottenuto sarà molto elevato.

Insomma, qualunque sia il tipo di produzione che ha dato vita al bicchierino di genepy che state bevendo, gustatelo appieno e godetevi il suo profumo, da cui si sprigionano note floreali e sentori fruttati.

Che lo apprezziate liscio, come digestivo, oppure on the rocks o con seltz, in veste di aperitivo, sorseggiatelo comunque con calma.

Consapevoli che dietro ad ogni goccia di questo saporito liquore si nasconde un lungo ed accurato procedimento, che merita tutta la vostra riconoscenza ed anche quella del vostro palato.

Il Genepy prodotto in Valle di Susa

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