Olivi in Valle di Susa? Ma certo, e dal tempo dei romani!

Da secoli in Valle di Susa si coltivano olivi: così testimoniano le ceppaie di antichissima origine ritrovate nei comuni di Susa, Mompantero, Giaglione, Gravere, Foresto. Reperti storici raccontano la presenza di olivi intorno al 1800, ma in un territorio come il nostro, da sempre segnato da transiti e scambi di civiltà, la cultura dell’olio di oliva è certamente iniziata in epoca romana, per poi proseguire sotto la dominazione di Franchi e Saraceni. 

Alcuni tra i luoghi in cui sono state riscoperte le secolari ceppaie facevano parte dei possedimenti dell'Abbazia di Novalesa (fondata nell'anno 726 a circa 8 km da Mompantero, Susa e Giaglione), che si estendevano fino alle città francesi di Grenoble, Vienne, Briançon, Gap, Embrun ed Arles; proprio la zona di Arles, ancora oggi olivicola, è nota per essere vicina al punto in cui anticamente sbarcarono i Greci portando l'olivo. Inoltre, tra il 1100 e il 1200, religiosi appartenenti alle comunità monastiche dei Certosini, Agostiniani, Francescani bonificarono alcune aree delle Alpi con olivi, per utilizzare poi l'olio durante le funzioni. 

oliviOliveto Sperimentale Alpino "Roceja Attiva" di Sergio Enrietta 

 

Un'olivicoltura eroica, come documentano anche i resti dei vecchi terrazzamenti presenti sul nostro territorio, che ha resistito in un ambiente alpino inospitale, favorito però dall'esposizione del versante alla sinistra orografica della Dora. Portate all'attenzione dall'appassionato olivicoltore valsusino Sergio Enrietta (potete conoscere le sue sperimentazioni sulla suo gruppo Facebook), le dimenticate ceppaie sono ora oggetto di studio di esperti, che ne indagano l'origine e le proprietà organolettiche.

Di 28 ceppaie appartenenti alle zone di Mompantero, Giaglione, Gravere, Foresto, è emerso che 21 siano riconducibili alla varietà Frantoio (qualità che si limita ad ambienti sempre assolati al di sotto dei 700 m. slm) e 7, proprio quelle prossime al vecchio confine con il Delfinato, siano attribuibili alla cultivar francese Aglandau (che qui prospera anche oltre gli 800 m. slm). 

olive

La coltivazione di olivo in Valle di Susa è da qualche anno ricominciata anche a livello professionale. Il primo a fare questa scommessa è stato Giuliano Bosio, che sulla collina di Almese assieme al vino (Giuliano è uno dei produttori del "mitico" Baratuciat...) si dedica alla coltivazione dell'olivo, producendo olio extra vergine da cultivar Leccino e Peranzana. Conta circa un centinaio di piante posizionate, a partire dal 2002, a 450 e 600 metri d'altitudine (visibili anche nell'immagine sopra al titolo), mentre altre cento, di "Leccio del corno", stanno per essere messe a dimora. Ma anche altri appassionati stanno seguendo il suo esempio, e forse presto il versante soleggiato della Valle di Susa potrà tornare ad essere coltivato, con grandi benefici per la bellezza del paesaggio e per l'assetto idrogeologico.

L'oliveto di Giuliano Bosio ad AlmeseL'oliveto di Giuliano Bosio ad Almese

 

Domenica 24 febbraio 2019, a Cascina Roland (Villar Focchiardo) si terrà una giornata dedicata all'olivicoltura valsusina, in cui sarà possibile degustare anche il prezioso olio alpino autoctono, prodotto da Enrietta, in aggiunta a quello delle produzioni personali dei vari olivicoltori del territorio. Sarà un appuntamento caratterizzato da assaggi, discussioni, informazioni e confronti, con un pranzo a base di prodotti di stagione e del territorio preparato con particolare attenzione alle possibilità di utilizzo dell'olio alpino.  

programma

 

Per maggiori informazioni: Olivi in Val di Susa: quando si pregava alla luce dell’olio delle Alpi

 

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