Crocus, primule, bucaneve, viole... Quando la natura si risveglia

Si dice che ciascuno dei fiori esistenti in natura abbia un proprio significato ed esprima un sentimento. Di sicuro, ce ne sono alcuni che annunciano l'arrivo della primavera.

Sono quelli che spuntano improvvisamente nel bosco: esplosioni di colore che sembrano festeggiare la bella stagione alle porte. Conoscete il loro nome, e le loro caratteristiche? Vi proponiamo un piccolo tutorial per aiutarvi a riconoscere alcuni tra i fiori più comuni che potete incontrare nelle vostre passeggiate di fine inverno.

 

Crocus

Crocus

Il nome deriva dal greco Kròkos ("filo di tessuto”) e si riferisce ai lunghi stigmi della specie più conosciuta di questo genere: lo Zafferano (Crocus sativus), che nelle nostre zone si incontra solo se coltivata. I fiori selvatici appartengono invece alle specie Vernus (da inverno, in riferimento alla sua precocissima fioritura) e Albiflorus.

Piante erbacee perenni, i crochi hanno le gemme nel bulboorgano sotterraneo di riserva che annualmente produce nuovi fusti, foglie e fiori. Nell'antica Grecia venivano impiegati per realizzare ghirlande o per essere sparsi nei teatri e nei  letti nuziali.

I fiori compaiono tra febbraio e maggio, non sono odorosi ed hanno la forma di un tubo che nella parte terminale si apre con 6 segmenti (tepali); in genere sono di colore bianco ma si possono trovare esemplari dai tepali viola, violetti o variegati, più scuri verso l'apice. L'altezza varia da 10 a 20 centimetri e sono facili da incontrare nei boschi di latifoglie e nei pascoli montani (la foto sopra al titolo, di Alberto Blisa, è stata scattata nella valle di Rochemolles).

Attenzione a non confondere questi fiori con il Colchico (Falso Zafferano), una pianta molto simile e molto velenosa, la cui fioritura si verifica però in autunno.

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Primule in alta Valle - Maria Rita Brun

Primule

Come dice il loro nome, che viene dal latino “primus”, le primule sono caratterizzate da una fioritura molto precoce, che avviene subito dopo la scomparsa della neve, quando nei prati comincia a comparire l'erba.

La primula è presente in quasi tutte le zone temperate di Europa, Asia ed Africa settentrionale, sia in montagna che in pianura ma sempre in zone di mezz'ombra. In Italia si trova ovunque tranne che in Sardegna; essendo una pianta molto rustica sopporta abbastanza bene le gelate e può spingersi fino a 2000 metri di quota.

La fioritura, di colore giallo molto acceso, avviene da febbraio a maggio, ma se l'inizio dell'inverno è mite può verificarsi anche alla fine di dicembre (foto di Maria Rita Brun).

 

Bucaneve

Bucaneve

Il bucaneve è una pianta perenne bulbosa che fiorisce al termine della stagione fredda, tra la fine di gennaio e l'inizio di febbraio. Viene chiamato anche stella del mattino, perché è uno dei primi fiori ad apparire nel nuovo anno.

L’etimologia greca del nome (Galathus nivalis) deriva dalle parole gala (latte), anthos (fiore) e nivalis (nella neve). È una pianta sacra e simbolica per la festa della Candelora (2 febbraio): un racconto inglese narra che Eva, scacciata dal paradiso terrestre, fu presa dallo sconforto nel trovarsi su una terra buia e gelida, ma ben presto l'apparire di un bucaneve (grazie al miracolo di un angelo) le diede di nuovo forza e speranza.

Il fiore, dalla forma a campana e dal caratteristico colore bianco latte, è grande circa 3 cm e non ha un odore particolarmente gradevole. La pianta non supera generalmente i 20 centimetri di altezza.

 

Meravigliosa fioritura di viole a Chianocco (Lauretta Olivero)

Viole

Già in epoca romana la viola, un fiore diffuso in tutti i continenti, era simbolo delle piante perenni, ossia quelle capaci di superare i rigori dell’inverno e di ricominciare a vegetare all’inizio della bella stagione (foto di Lauretta Olivero). Da questa sua caratteristica deriva il suo nome, che proviene dal verbo vivere (“vivuola”). 

Ne esistono oltre 400 specie, ma la più diffusa da noi è la viola mammola (Viola Odorata), che raggiunge un'altezza di 10-15 cm, è caratterizzata dal tipico colore viola intenso e inizia a fiorire addirittura a febbraio. È un fiore molto comune lungo le strade di campagna, vicino ai muretti a secco ma soprattutto nei boschi. Le altre viole producono in genere fiori leggermente “scoloriti” rispetto a quelli della mammola.

Questo fiore viene sfruttato per il profumo: fu Maria Luigia Duchessa di Parma a favorire, intorno ai primi dell’ottocento, la creazione di un sistema per estrarre dai fiori un’essenza dall’aroma di violetta. In seguito, intorno al 1870, la ricetta venne acquisita da Ludovico Borsari che, partendo da ibridi derivati da incroci di profumate viole selvatiche, iniziò la produzione dell'essenza “Violetta di Parma”, attiva ancora oggi.

 

Hepatica Nobilis

Erba Trinità

L'Erba trinità (Hepatica Nobilis) è una piccola pianta erbacea primaverile, appartenente alla famiglia delle Ranunculaceae, Il nome generico (Hepatica) deriva da fegato, per la forma particolare delle foglie; quello specifico (nobilis) dalla “notorietà” che questa pianta aveva nel passato per le sue supposte proprietà farmacologiche.

Il nome comune, "erba trinità", viene invece dal Medioevo in quanto negli affreschi di carattere religioso spesso le foglie di questa pianta servivano a simboleggiare il dogma della trinità divina.

La corolla è formata da 6-10 petali arrotondati all'apice, di color lilla variabile verso il rosa, più raramente verso il bianco. In altre varietà è azzurro tendente al violaceo.

Il periodo di fioritura è assai breve, una settimana tra febbraio e maggio, a seconda della quota.

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