Il maggiociondolo ed i suoi splendidi fiori gialli. Ma attenzione: è una pianta molto velenosa

Maggio, il mese delle rose e delle spose. E, anche, del maggiociondolo, piccolo albero caducifoglio che può raggiungere un'altezza variabile dai 4 ai 6 metri. Anche chiamato laburno, il maggiociondolo ha una corteccia liscia e rami verde scuro, dai quali pendono piccoli ramoscelli. I suoi fiori, molto profumati, sono di colore giallo oro e adornano grappoli penduli che possono raggiungere i 25 centimetri di lunghezza.

Se osservarlo in natura è indubbiamente un piacere per la vista, con la sua macchia colorata che spicca nei boschi di latifoglie, bisogna invece prestare molta attenzione ai suoi frutti. Questo bellissimo arbusto è velenoso in ogni sua parte, e rende addirittura tossico il latte delle mucche che hanno brucato i suoi rami. Sono però principalmente i semi contenuti nei baccelli, in particolar modo quando non sono ancora maturi, ad essere carichi di sostanze velenose.

Con l'ingestione anche di un solo seme si manifesta l'intossicazione, specialmente nei bambini, con vomito, crampi, sudori freddi; se si mangia un numero sufficiente di semi, nel giro di un'ora circa dall'ingestione si può arrivare alla morte anche di un individuo adulto. Stranamente invece alcuni animali selvatici (come lepri, conigli e cervi) possono nutrirsi di questi semi senza alcuna conseguenza: per questo, in alcune regioni esso viene considerato una pianta magica. Si narra anche che le streghe lo utilizzassero per preparare pozioni e bevande, e durante i sabba cavalcassero un bastone realizzato con il legno di questa pianta bella e misteriosa.

Maggiociondolo - Silvano GallinoMaggiociondolo - Silvano Gallino

 

Il maggiociondolo cresce bene in habitat temperati e con la giusta dose di umidità, è diffuso in Europa meridionale e trova ottima ambientazione in terreni calcarei. Il legno di questo albero, a crescita molto lenta, è di color marrone scuro, molto duro e pesante e ben si presta a lavori di torneria e di ebanisteria (viene anche detto falso ebano od avorniello). Inoltre è impiegato in liuteria, in particolare per la realizzazione di strumenti a fiato.

Essendo resistente alla marcescenza, il legno era molto impiegato nelle nostre montagne come paleria per steccati e recinzioni, e ben si prestava a fungere da tutore per la vite. Spesso anche le grondaie erano fatte di questo legno, appositamente scavato. Le sue proprietà tossiche erano ben conosciute: veniva infatti impiegato nei pollai come posatoio, per preservare le galline dall’attacco dei pidocchi. 

Si diceva inoltre che un pezzo di questo legno, inserito in un foro scavato nel tronco di un altro albero, lo avrebbe fatto morire. Guai addormentarsi sotto al Maggiociondolo, mal di testa assicurato.

Fiori del maggiociondolo

 

Recentemente, il maggiociondolo è tornato alla ribalta in quanto l’alcaloide tossico contenuto in semi e fiori, la citisina, nelle giuste combinazioni e dosaggi è risultato essere un valido ausilio nella dissuasione dell’abitudine al fumo. Avendo un costo decisamente inferiore alla terapia sostitutiva nicotinica, la preparazione galenica che viene venduta in farmacia dietro presentazione di ricetta medica può essere utilizzata, sotto stretto controllo sanitario, per inibire lo stimolo dei fumatori.

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Tra le curiosità, va detto che il maggiociondolo ha ispirato lo scrittore J.R.R. Tolkien per la genesi del personaggio di Laurelin, uno dei due alberi mitologici del "Simarillon". Interessante è anche la leggenda della tradizione agropastorale abruzzese che racconta l'origine di questa pianta. In Frigia vivevano delle gigantesche guerriere, chiamate "majellane". Il figlio della migliore di una di loro, la guerriera Maja, fu ferito in battaglia. La madre si spinse fino al monte Paleno per raccogliere una pianta rarissima destinata a curarlo. Tuttavia, lo scioglimento tardivo della neve le impedì di trovarla ed il giovane morì.

Giove fece allora crescere il maggiociondolo, con i suoi profumatissimi grappoli di fiori gialli, ed il monte Paleno fu chiamato Majella in onore di Maja, che divenne la custode delle selve, delle acque e dei segreti del monte. Maja diede anche origine al nome del mese di maggio in cui, appunto, trova fioritura la pianta.

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