Il sapè, l'abete bianco che ha dato il nome alla Savoia ed a molte località della nostra valle

Tra le conifere del nostro territorio troviamo anche l'abete bianco (Abies Alba), conosciuto in piemontese come sapè, sap o, per dirla alla francese, sapin (nella foto di Dante Alpe la classica atmosfera del Sapei, bosco di abete bianco).

Questa pianta ha dato origine all'antico nome della Savoia, ovvero "Sapaudia", paese degli abeti, ed ha dato il nome a vari toponimi in Valle di Susa (Monte Sapei, tra Rocca Sella e il Monte Civrari; Batteria del Sapè, fortificazione ad Exilles; i molti Pra du Sap, ad esempio a Villar Focchiardo e Chianocco ecc.)

È una pianta longeva, che può vivere per secoli; si sviluppa in altezza in genere fino a 30 metri, vegetando tra i 500 e i 2100 metri di altitudine. Il suo habitat ideale è caratterizzato da aree con una buona piovosità ed umidità atmosferica. Raramente, nelle nostre passeggiate, si incrociano abetine, ovverosia boschi puri di solo abete bianco; più facile individuarlo associato al faggio e al larice.

Prima che, nel novembre 2017, una forte raffica di vento lo abbattesse, viveva in Italia il più grande abete bianco europeo: a Lavarone, in Trentino, svettava dai suoi 50 metri di altezza un maestoso esemplare il cui tronco aveva raggiunto una circonferenza di 4,8 metri.

Sapei - Dante Alpe

Nel bosco di abeti (Dante Alpe).

 

Un sempreverde dal colore intenso

Sempreverde dotato di fiori maschili e femminili presenti sulla medesima pianta, nei primi 30 anni di vita l'abete bianco può crescere anche in zone d'ombra ma, una volta raggiunta l'età adulta, per continuare la sua vegetazione ha necessità di luce piena.

Quando cresce isolato si distingue per il suo fusto dritto con rami fitti; viceversa, se è attorniato da altre specie, il fusto rimane spoglio di rami, in particolare nella zona più bassa. Soltanto dopo i primi 50 anni di vita la crescita della punta principale si arresta, mentre prosegue lo sviluppo dei rami sottostanti. Questo fenomeno dà vita ad un appiattimento delle fronde, denominato nido di cicogna.

Non fatevi ingannare dal nome: la chioma dell'abete bianco è di colore verde tendente al blu. La denominazione è dovuta al retro dei suoi aghi, caratterizzati da venature chiare, praticamente bianche. Negli esemplari giovani anche la corteccia liscia, da cui si estrae la trementina, contenuta in piccole sacche resinose, è di colore bianco-grigio tendente all'argento. Man mano che gli anni passano, la corteccia diventa più spessa e squamata, assumendo una tonalità sempre più scura, virante al nero.

Gli aghi dell'abete bianco sono piatti, rigidi e inseriti con disposizione a pettine sui rami ma non sono pungenti, perchè la loro punta è arrotondata. Raggiungono una lunghezza massima di 3 centimetri, mentre la loro larghezza non supera i 2 millimetri. I rami sono coperti da peli molto sottili, bruno chiaro.

Rametto di abete bianco

Rametto di abete bianco. Si può notare la disposizione degli aghi, inseriti singolarmente nei rami. Questo particolare li differenzia dai pini, che hanno invece aghi riuniti in gruppetti (Vassil - Wikipedia).

 

Sull'abete bianco si trovano le pigne, ovverosia dei coni femminili che possono essere considerati organi riproduttivi: le pigne contengono gli ovuli, composti da sporofili femminili, mentre i coni maschili, anche detti strobili, sono responsabili della formazione del poline. Le pigne, rivolte verso l'alto a differenza di quelle dell'abete rosso che tendono al basso, contengono al loro interno i semi, che cadono a terra quando in autunno esse si sfaldano. In genere la produzione dei semi non avviene prima dei 30 anni per le piante isolate, che aumentano a 50 per gli esemplari del bosco.

LEGGI ANCHE: Quando la tosse e il raffreddore si combattevano con lo sciroppo di pigne

Le radici della pianta sono a fittone, con una sola grande radice, lunga oltre un metro e mezzo, che la ancora al terreno in profondità. Dai qui si svilupperanno in seguito una serie di radici laterali, che renderanno molto difficile lo sradicamento.

 

Una specie fortemente ridottasi nel tempo

Negli ultimi anni il numero di abeti bianchi si è ridotto notevolmente, sia per l'azione antropica che le ha preferito altre specie, sia per le variazioni climatiche ed il taglio degli esemplari giovani impiegati come alberi di Natale, in virtù della loro maggiore resistenza in ambito domestico. Gli aghi dell'abete bianco sono infatti aromatici e resistenti, e cadono molto più tardi rispetto a quelli dell'abete rosso.

L'abete bianco trova impiego sia nella produzione di cellulosa ad opere di industrie cartiere che in falegnameria, per gli arredi interni e esterni. Un tempo veniva usato per la realizzazione degli alberi di maestra delle navi, mentre in Giappone il suo legno trova largo utilizzo nella realizzazione di case antisismiche.

Abete bianco (Albies Alba)

Le gemme dell'abete bianco, impiegate per decotti antisettici ed espettoranti, contengono un olio balsamico che viene usato per aromatizzare prodotti per l'igiene del corpo e per massaggi tonificanti.

Il clima più favorevole alla sua crescita è quello di montagna: resistente al vento, alle intemperie e alle temperature basse, l'abete bianco è tuttavia piuttosto sensibile allle gelate tardive. Se coltivato dove il clima è più mite ne risentirà la sua resistenza, in virtù del prolungamento del ciclo vegetativo dovuto alla maggior durata della bella stagione.

In tal caso gli anelli di accrescimento del tronco saranno più larghi e conterranno maggiore acqua, il che, oltre a rendere la pianta più delicata, la esporrà maggiormente al rischio di essere oggetto di attacchi parassitari.

Condividi questa pagina