Il riccio, seimila aculei utili all’ambiente

Il riccio appartiene alla famiglia degli Erinaceidi e vive nel sottobosco. La sua particolarità è quella di avere il corpo protetto da una fitta rete di aculei (circa 6 mila per soggetto), della lunghezza di circa 2/3 centimetri, che altro non sono che peli irrigiditi dalla presenza di cheratina. Quando il riccio si sente minacciato, adotta come forma di difesa la tipica posizione raggomitolata, spingendo gli aculei fino a formare una sorta di pericolosa palla pungente, strategia viene utilizzata anche per attutire il colpo in caso di caduta.

Il riccio è  un animale che va in letargo. In autunno, si rifugia tra le foglie secche o al riparo di una tana, nella quale affronta il lungo inverno cadendo in uno stato di torpore nel quale utilizza le riserve di grasso accumulate nella bella stagione per riscaldarsi e nutrirsi. Talvolta, tuttavia, se l’inverno non è troppo rigido, il riccio esce alla ricerca di cibo, prima di riaddormentarsi nuovamente. Onnivoro, si nutre di insetti, lumache, rane, uova di uccelli, vegetali, anfibi, serpenti, frutta. Se allevato non gli devono essere somministrati insaccati, latte e derivati, che apprezzerebbe per golosità ma sono molto dannosi per il suo metabolismo.

Il riccio, seimila aculei utili all’ambienteRiccio - Federico Dovis 

 

Sembra strano pensare di avere un riccio come animale domestico, come pure sapere che è in grado di affezionarsi alle personeLa legge italiana lo ha inserito tra le specie protette e vieta di cacciare e custodire in cattività un riccio selvatico se non per brevi periodi, ad esempio quando lo si trovi disperso nella stagione fredda. Lasciato in natura, infatti, se non ha raggiunto almeno gli 800 grammi di peso, il riccio non riuscirebbe a superare l’inverno e morirebbe letteralmente di fame.

In età adulta l’esemplare raggiunge la lunghezza massima di 25/27 centimetri, e di rado supera il kg di peso. La coda è lunga circa 2,5 centimetri. Il suo senso più sviluppato è l’olfatto, seguito dal tatto. Meno acuta la vista, benché di giorno riesca a vedere fino a 30 metri di distanza, che scendono a 12 nelle ore notturne. Nella ricerca del cibo il riccio è favorito dalle piccole orecchie seminascoste dal pelo, che gli permettono di udire frequenze comprese trai 250 ed i 60 mila Hz.

Il riccio, seimila aculei utili all’ambiente

Il suo corpo è poco slanciato, a forma di pera, con zampe corte e tozze. Quelle anteriori lasciano un’impronta diversa da quelle posteriori, tanto che ad una persona poco esperta possono sembrare le orme di due animali differenti. Durante l’autunno e l’inverno sia il pelo che gli aculei assumono un colore più scuro, mentre in primavera ed estate sono più chiari.

Il riccio è un animale prevalentemente notturno e questo potrebbe essere dovuto al fatto che le prede, di notte, siano molto più abbondanti. Si muove con lentezza, ma in caso di necessità corre velocemente ed è anche un ottimo nuotatore. Durante le sue escursioni notturne, percorre da 1 a 3 km, su una superficie che può andare da 30 a 100 ettari. Le femmine sono più lente ed il loro areale d’azione è al massimo di una decina d’ettari di superficie.

Il riccio, seimila aculei utili all’ambiente

La gestazione di una femmina di riccio dura da un mese a 50 giorni, con un numero variabile di cuccioli, da uno a nove, partoriti in genere tra maggio ed ottobre. I piccoli nascono già con gli aculei, ricoperti da una membrana per non ferire la mamma durante il parto. Un giorno e mezzo dopo, gli aculei saranno sostituiti da un nuovo mantello, che successivamente sarà rimpiazzato da un terzo. Alla nascita i cuccioli sono molto delicati, ma dopo un mese e mezzo sono identici agli adulti.

Come anticipato, il riccio per difendersi si chiude proteggendosi con un fitta ed impenetrabile cortina di spine. Tuttavia nulla può contro le volpi, che urinano su di esso e, una volta che si dischiude, finiscono l’animale mordendolo sul muso. Altrettanto pericolose sono le automobili, che spesso lo travolgono ed uccidono nonostante il suo ispido tentativo di difesa. Non teme invece i morsi delle vipere, poiché i denti veleniferi hanno una lunghezza inferiore degli aculei e molto raramente riescono a penetrare il rivestimento protettivo.

Anzi, per quanto concerne l’ambiente la sua presenza si rivela molto utile, sia per il fatto che mangia gli insetti, sia perché tiene a distanza le vipere. Poco socievole con i suoi simili, tende ad evitare i contatti con individui della sua specie. L'aspettativa di vita media è di circa 3 anni, sebbene possa raggiungere i 10 anni di età in assenza di pericoli e soprattutto se tenuto lontano dalle strade.

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