Che buone le pesche! Da sole o con gli amaretti nella tradizionale ricetta dei "persi pien"

Succosa e zuccherina, la pesca è uno dei frutti estivi più amati. Ricca di carotenoidi, che il nostro corpo converte in vitamina A, è un vero e proprio toccasana per la vista e la pelle. Contiene antiossidanti che difendono l'organismo dall'aggressione dei radicali liberi e possiede anche un consistente apporto di vitamina C, che agevola l'assorbimento del ferro. Inoltre, ha virtù diuretiche e depurative ed è fonte di sali minerali (potassio e ferro) e vitamine.

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Il suo consumo, grazie alla ricchezza in fibre, contribuisce ad aumentare il senso di sazietà, quindi la pesca è ottima anche per chi è attento al controllo della linea, garantendo al tempo stesso una buona idratazione. Regola il transito intestinale, contribuisce ad abbassare il colesterolo, migliora la digestione e il suo consumo rende radiosa la pelle e preserva la salute dei capelli.

Mangiarla, quando ha raggiunto il giusto grado di maturazione, è un vero piacere: la polpa è dolce e profumata, di colore giallo o bianco a seconda della varietà, e dopo il primo morso è difficile fermarsi.

Pesche

Ottima al consumo così come viene acquistata, in realtà la pesca si presta a molte interpretazioni culinarie: prezioso ingrediente di drink, deliziosa al palato quale succo di frutta o frullato, squisita nelle confetture e allo sciroppo, ottima nelle macedonie, addirittura utilizzata nelle insalate, trova comunque una delle migliori applicazioni nella preparazione dei dolci.

E se è vero che esiste il tessuto "mano pesca" e, parlando di una donna con la pelle particolarmente vellutata, si suol dire che "ha una pelle di pesca", il primo accostamento che viene in mente, parlando di questo gustoso frutto estivo, specialmente in Piemonte, è quello dei "persi pien", ovvero le pesche ripiene. Una ricetta tipicamente nostrana, che viene tramandata di generazione in generazione (nella foto di copertina nella versione proposta dal blog Il Folletto Panettiere, che ringraziamo).

Ogni famiglia ha la sua "personalizzazione": c'è chi nel ripieno aggiunge mandorle tritate, chi utilizza l'uovo e chi no, chi per prepararle ricorre alle pesche noci, a quelle della varietà "tabacchiera", chi sbuccia il frutto e chi invece lo lava solamente.

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Fondamentali, per la sua realizzazione, sono tuttavia due consigli. Il primo è la stagionalità: i persi pien si cucinano ad agosto o settembre, utilizzando frutti sodi e ben maturi. Dopo averli leggermente scavati andranno fatti asciugare, semplicemente capovolgendoli su un piatto o passandoli per qualche minuto in forno. Ciò eviterà che la pesca rilasci il suo liquido durante la cottura, conferendo un aspetto estetico poco gradevole.

Il secondo è l'utilizzo del frutto con la buccia. Se non vi fidate di quelle acquistate e non siete possessori di un frutteto, potete acquistare frutti prodotti da agricoltura biologica.

 

Pesche ripiene

Pesche ripiene: la ricetta

Passiamo alla preparazione: prendete sei pesche, lavatele, tagliatele a metà e rimuovete il nocciolo. Scavate un poco la polpa e trasferitela in una terrina, tagliandola a piccoli pezzi. Fate asciugare le pesche e, nel frattempo, aggiungete alla loro polpa già collocata nel contenitore 12 amaretti sbriciolati, 30 grammi di cacao amaro in polvere, 40 grammi di zucchero di canna, 1 uovo intero, mezzo bicchiere di rhum o di liquore all'amaretto. Mescolate il tutto, preparando il ripieno.

Prendete le pesche tagliate a metà e farcite ognuna di esse con il composto preparato, livellando con un cucchiaio. Ponetele in una pirofila imburrata e disponetele con l'incavo verso l'alto, avvicinandole una all'altra, senza lasciare spazio.

Spolverate con zucchero di canna e fate cuocere in forno preriscaldato a 180 °per circa mezz'ora (una decina di minuti in meno se usate pesche a polpa gialla). Per renderle ancora più appetitose, dopo averle sfornate servitele decorando con un amaretto intero o qualche mandorla sulla sommità del ripieno.

Infine, confidate che la golosità dei commensali sia contenuta. Perchè, come spesso accade, le pesche ripiene, gustate il giorno dopo, sono ancora più buone.

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