Fora l'Ours a Mompantero: il ballo dell'orso che simboleggia il ritorno della primavera

Come ogni anno a inizio febbraio ritorna a Mompantero “Fora l’Ours”, tradizionale manifestazione ricca di significati ma dalle origini incerte. Questa antica leggenda narra di un barbaro dalle sembianze di un orso che, giunto alle pendici del Rocciamelone, terrorizzava le popolazioni locali. Il barbaro, catturato dai cacciatori ed addomesticato con il vino, dopo aver ballato con la ragazza più bella del paese si sarebbe poi integrato con gli abitanti.

Questo episodio è interpretabile come metafora della vittoria della primavera (la ragazza più bella del paese) sull'inverno (l'orso). Ma si pensa anche che i festeggiamenti, celebrati annualmente in onore di Santa Brigida (Patrona di Mompantero), potrebbero derivare da quelli in onore della divinità pre-cristiana Brigit, di origini irlandesi.

Un ulteriore significato è poi legato al proverbio “se l’orso fa seccare la sua paglia, non esce più per 40 giorni”: secondo questo detto, se il giorno della manifestazione il tempo sarà così bello da fare seccare la paglia, allora l'inverno si protrarrà ancora per 40 giorni. Se al contrario la paglia non seccherà, allora la primavera non tarderà ad arrivare. 

Fora l'Ours

Fora l'Ours a Mompantero - Paolo Borea

 

Qualunque sia la sua origine, l’orso è protagonista della festa: rappresentato da una persona con un costume di peli di capra, compare di domenica dopo essere stato cercato tutta la notte dai cacciatori e lancia forti grida, amplificate dall’imbuto con cui gli viene somministrato il vino.

Percosso dai cacciatori ed addomesticato, esegue il suo ballo con la ragazza più bella del paese, per poi essere liberato e tornare in montagna. Fondamentale è anche la figura dei cacciatori: dettano i tempi del ballo e partecipano alla vestizione dell’orso. Sono inoltre gli unici a conoscere l’identità del personaggio travestito da orso.

Fora l'ours

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