La storia di San Giovanni Vincenzo, la festa di Sant'Ambrogio e gli angeli della Sacra

La festa patronale in onore di San Giovanni Vincenzo si celebra ogni anno a Sant'Ambrogio la domenica più prossima al 21 novembre: quest'anno però, per ovvi motivi dettati dall'emergenza sanitaria in corso, tutti i festeggiamenti sono stati annullati e saranno celebrate solo le funzioni religiose.

Già arcivescovo di Ravenna, San Giovanni Vincenzo decise di ritirarsi a vita ascetica sulle pendici del monte Caprasio. Gli abitanti di Celle (Caprie) sostengono che lì vi trovò la morte il 12 gennaio dell'anno 1000, mentre i santambrogesi datano la sua scomparsa al 21 novembre dello stesso anno. La sua memoria liturgica è celebrata invece il 27 novembre.

Questa festa ricca di storia, a Sant'Ambrogio coinvolge intere famiglie nella preparazione dei piatti tipici, tra cui spiccano rape, cipolle ripiene e paste di meliga.

 

Le celebrazioni

Quest'anno, come detto, non avranno luogo, ma in tempi "normali" le spoglie del Santo, custodite nella chiesa parrocchiale santambrogese in un'urna conservata sotto l'altare principale, vengono portate in processione al termine della messa domenicale del giorno di festa. Ad accompagnarle sono le rappresentanze dell'amministrazione comunale, dell'associazionismo locale e della società Abbadia muniti di alabarda.

Le alabarde spiegano l'antica origine difensiva dell'associazione, che sorse per proteggere le spoglie del Santo dalle predazioni degli invasori. Un compito oggi superfluo, mentre ancora importante e quanto mai attivo è il suo scopo di tramandare il culto ed il patrimonio storico religioso affinché non vada perso.

Processione di San Giovanni Vincenzo

L'Abbà, durante l'investitura mattutina domenicale, che avviene nel cortile della sua abitazione, riceve dal suo predecessore la scirfa, una fascia diagonale di colore azzurro con scritta e fregi dorati, e nel pomeriggio si produce nel consueto discorso a cavallo, sul sagrato della chiesa parrocchiale.

Al tradizionale discorso faranno seguito il ballo in piazza ed un corollario di eventi che vedono coinvolti, oltre all'Amministrazione comunale, gli esercenti del paese e tutto l'associazionismo locale, che si conclude con il "Viva l'Abbà e viva l'Abbadia!" pronunciato con solennità a suon di musica.

 

San Giovanni Vincenzo e la Sacra di San Michele

Nato a Besate, in provincia di Milano, si presume nel 955, Giovanni Vincenzo fu Arcivescovo di Ravenna per 15 anni con il nome di Giovanni X, dal 983 al 998, un periodo in cui la fine del mondo era una paura molto diffusa tra la popolazione.

Nella primavera del 998 Giovanni Vincenzo decise di ritirarsi come eremita in una grotta naturale sul monte Caprasio a Celle, cedendo l'incarico al suo successore, Gerberto di Aurillac. La storia narra che ciò avvenne perchè, mentre stava amministrando la Cresima nella basilica ravennate di San Vitale, il Vescovo non si accorse di una donna che, con un bambino molto piccolo, cercava di avvicinarsi per far impartire il Sacramento al figlio gravemente malato.

Quando finalmente la donna arrivò, Vescovo e clero si erano già allontanati. Il bimbo morì e la madre iniziò a gridare dal dolore. Giovanni udì il suo strazio e tornò indietro, avvicinandosi per capirne di più. Una volta informato dell'accaduto, attribuì la mancata Cresima alla sua negligenza: si allontanò quindi per pregare il Signore, portando con sè il corpicino del bimbo, che improvvisamente risuscitò.

Subito si gridò al miracolo e iniziò una lunga processione di fedeli, che venivano a rendere omaggio al Vescovo magnificandone la potenza. Giovanni, tuttavia, considerava questa eccessiva devozione un impedimento alla sua vocazione, e scelse di lasciare la carica ricoperta.

S.Ambrogio, festa patronale di San Giovanni Vincenzo

Qui si fa strada un'altra leggenda: l'eremita decise di erigere sul Caprasio una chiesetta in onore di San Michele ma, raccolto il materiale necessario, provato dalla fatica si addormentò.

Al suo risveglio, il mattino dopo, tutto era scomparso. Il fatto si ripetè ancora per due notti: la terza, Giovanni vide in sogno un volo di angeli e colombe che trasportavano il materiale sul monte opposto, il Pirchiriano, invitandolo a seguirli: così la tradizione cristiana rappresenta l'inizio della costruzione della Sacra di San Michele.

In merito a questo esiste anche un'altra leggenda, legata questa volta ad Hugon di Montboissier, nobile francese dell'Alvernia intenzionato a fondare un monastero sulla cima del Pirchiriano. Provato dalla lunga salita e senza aver trovato acqua sul tragitto, il gruppo arrivò in vetta assetato. Giovanni aveva un'ampolla di vino necessaria a celebrare la Messa, il cui contenuto non sarebbe bastato a placare l'arsura di uno solo dei cavalieri, ma ancora una volta si mise a pregare e dall'ampolla iniziò a sgorgare acqua freschissima, mentre tutti gridavano nuovamente al miracolo.

 

Le reliquie del Santo

Mentre la festa patronale avviene a novembre, la traslazione delle reliquie, raffigurata sulla vetrata principale della Chiesa santambrogese, si celebra ogni anno la domenica più prossima al 12 gennaio. In tale data, nel 1150, le spoglie di San Giovanni Vincenzo, caricate a dorso di mulo, giunsero da Celle dirette alla Sacra per essere custodite nell'abbazia come da volontà dei monaci sacrensi.

Ma il mulo che le trasportava, giunto a Sant'Ambrogio, non volle proseguire e nemmeno le percosse lo convinsero a concludere il cammino. Questa risolutezza venne interpretata come una volontà divina e da allora le spoglie sono rimaste nella chiesa parrocchiale ai piedi della montagna.

Nello stesso anno, secondo la tradizione, sorse la società Abbadia, confraternita di cui però si trova traccia ufficiale nei documenti soltanto a partire dal XVIII secolo. Sembra che lo scopo iniziale di tale sodalizio fosse quello di impedire il trafugamento delle spoglie, di cui gli abitanti di Celle rivendicavano il possesso; ancor oggi i soci presenziano armati di alabarda alle cerimonie in onore del santo, in particolare alla processione con il reliquiario che ne contiene i resti.

In seno all'Abbadia, società a composizione esclusivamente maschile, ogni anno viene eletto l'Abbà in carica. La figura ricopre questo ruolo a seconda di un particolare criterio di anzianità, dettato non dall'anagrafe ma dalla data di iscrizione alla società, certificata da apposito registro. Sempre per i motivi legati all'emergenza sanitaria l'Abbà 2020 non sarà nominato: resterà così in carica Franco Avanzi, eletto lo scorso anno.

s.Ambrogio, festa patronale di San Giovanni Vincenzo

Franco Oria, l'Abbà del 2018​, indossa la "scirfa".

 

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