Caccia alla streghe in Valle di Susa: nel 1365 a Susa venne ucciso l’Inquisitore Pietro Cambiano

Sino alla fine del XIII secolo la magia non era accostata all'eresia, fu Papa Giovanni XXII ad esprimere un preciso parere legale che impresse una nuova vitalità alle procedure dell’Inquisizione: da allora stregoneria, idolatria ed eresia si unirono nei dibattimenti dei tribunali. In Piemonte queste procedure si registrarono già al principio del 1200: l’inquisizione locale ebbe modo di intervenire in tante occasioni, allestendo luoghi per l’interrogatorio in case private o presso i signorotti locali che mettevano a disposizione dei “cacciatori di streghe” alcune aree della loro proprietà.

In principio ci si limitò a multare le donne sospette o confesse di pratiche magiche, generalmente anziane e vedove: conoscitrici di decotti e pozioni di erbe locali, come lo erano spesso anche i Barba, gli anziani valdesi, anch'essi sovente accusati di riti occulti.

La stregoneria è un argomento rischioso che spesso ricade in luoghi comuni ed è travolto dalla leggenda, ma con un epilogo purtroppo ricorrente, da un certo periodo storico in poi: il rogo. L’accusa non ha l’obbligo di dimostrare la colpevolezza dell’inquisito: le numerose confessioni, estorte con supplizi e tortura, spesso danno origine a nuove incriminazioni: non è raro il caso in cui vennero accusate intere comunità.

Intorno al 1387 gli inquisitori denunciarono come eretici valdesi tutti gli abitanti di Sauze di Cesana, che gli stessi Valdesi ritenevano nemici.

La procedura conferisce al giudice un ruolo attivo: una denuncia, anche anonima, le dicerie, un proprio sospetto gli consentono di aprire un’inchiesta alla quale convoca l’intera popolazione. Stabilisce un periodo di grazia: da quindici giorni a un mese, durante il quale gli eretici sono invitati a pentirsi e i cattolici a denunciarli.

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Spesso attorno all'Inquisitore ruota una vera e propria polizia segreta: gli exploratores, eretici convertiti che vogliono dimostrarsi zelanti e, il più delle volte, questi si accontenta di una sola deposizione, anche di persone di dubbia moralità. L’accusato non conosce né il nome né il tenore delle deposizioni dei testimoni.

Nel IX secolo il Papato aveva già condannato la tortura, ma Innocenzo IV, nel 1252, autorizzò gli inquisitori ad usarla per strappare le confessioni ma “senza arrivare sino alla mutilazione e al pericolo di morte”.

Dal XIV secolo si alzarono sempre più frequentemente le fiamme dei roghi, sia per le streghe che per gli eretici: alimentati dalla paura e dalla superstizione e messaggeri di un imbarbarimento dei costumi. Nel 1365 il domenicano Pietro Cambiano da Savigliano, Inquisitore generale del Piemonte, fu a Susa. Pietro è animato da uno zelo ardente: in città predicò violentemente contro gli eretici ed il 2 febbraio, uscendo dalla chiesa di San Francesco, fu attorniato dalla folla ed un gruppo di uomini lo uccise, accoltellandolo.

II fatto destò notevole scalpore e il Vescovo di Torino incaricò un Vescovo "in partibus" per purificare il sagrato dell’edificio religioso reso impuro da un crimine così empio. L’espressione latina “in partibus infidelium” ("nelle terre dei non credenti") designava sedi episcopali abbandonate dai vescovi, in genere per la conquista musulmana.

La Chiesa di San Francesco a Susa

La Chiesa di San Francesco a Susa.

 

In Valle con il 1400 iniziano i veri e propri processi per stregoneria che, tuttavia, non assumeranno mai proporzioni rilevanti come in altre terre del Piemonte. Qui e nelle valli del Pinerolese, stregoneria e lotta contro l’eresia valdese si confondono e i giudici non fanno troppe distinzioni: tutti, compresi i poveri mentecatti, vengono bruciati e, come altrove, si intentano cause e si condannano anche persone da tempo morte, i cui cadaveri disseppelliti sono dati regolarmente alle fiamme.

Nel 1424 Jannette Garcine, vedova di Jean Isnard della parrocchia di Exilles, ritenuta strega, fattucchiera e invocatrice del demonio, venne condannata al rogo.

Nel 1429/30 Antoine André, riconosciuto eretico, fattucchiere e omicida, probabilmente solo un valdese, fu bruciato il 7 giugno a Bardonecchia. A Oulx il luogo del suplizio si trovava a poca distanza dall'abitato. Il condannato veniva chiuso in una capanna di frasche a cui si dava fuoco.

Gli amministratori di Exilles, intorno al 1434, indirizzarono una petizione al Governatore del Delfinato per essere sovvenzionati nella costruzione di un ponte in pietra sul torrente Galambra: un aiuto di 200 fiorini. Il Governatore, Raul de Goucourt, lo concesse: erano da prelevarsi sui proventi delle confische dei beni di Exiliesi condannati per sortilegio.

Nel 1435 un Simon Olivet di Bardonecchia abiurò: confessò, fra le altre cose, di aver assistito a riunioni notturne dove, dopo che il ministro del culto aveva spento le luci, uomini e donne si davano a orge sfrenate.

Il 15 ottobre 1436, a Exilles, il processo più clamoroso: l’inquisitore Pierre Fauvre del Supremo Consiglio Delfinale, appartenente all'ordine dei Frati Minori, manda assolti, nonostante l’accusa di idolatria e apostasia, sei chiomontini. I malcapitati erano però già stati condannati a morte dal Giudice Delfinale di Briançon e la sentenza di Pierre Fauvre giunse, come una beffa, quando le vittime avevano già subito il suplizio.

Alla fine del XV secolo e inizio del XVI ci furono nella valle di Bardonecchia ulteriori condanne per stregoneria ed eresia.

Agli inizi del 1600 il Sant’Uffizio sollecitò un ritorno alla “certezza del diritto”: invitava ad attenersi ad alcune garanzie come il portare in giudizio il corpo del reato e il controllo incrociato delle affermazioni di accusati e testimoni.

Di quegli anni è un un altro processo: quello contro Maddalena Rumiana di Giaglione, condannata non a morte ma al carcere a vita.

Uno degli ultimi casi in Valle si ha sulle montagne di Chianocco. In data 1742 Don Giovanni Francesco Armondino di Trana, prevosto di Bruzolo dal 1716 al 1758, nelle sue memorie sulla chiesa e sul paese, negli anni del suo ministero, descrisse una Profetessa abitante appunto sui monti di Chianocco, Margherita Richetto, da tutti indicata come strega: probabilmente solo un’invasata e fattucchiera.


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Inquisizione e caccia alle streghe in Valle di Susa (di Franca Nemo)

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