Il calendario celtico, ritualità pagane legate al movimento degli astri

Comunemente si ritiene che le stagioni comincino sempre il giorno 21 (di marzo, giugno, settembre e dicembre), ma in realtà le date esatte di equinozi e solstizi dipendono dalla rivoluzione della Terra e, astronomicamente, variano tra il 19 e il 23 a causa dell’introduzione nel calendario di un giorno ogni 4 anni nell’anno bisestile.

Questi fenomeni erano conosciuti fin dall’antichità, ed hanno sempre avuto una grande importanza nella ritualità popolare. Ma come era organizzato il calendario celtico?

Rocciamelone

La luna piena sorge dietro al Palon, gruppo del Rocciamelone - Foto di Claudio Allais e Marco Cicchelli 

 

I Celti ritenevano che ogni creatura avesse un'influenza su tutte le altre in modo olistico (globale). Nella concezione sciamanico - animista tipica dei popoli naturali tutto è unito in un unico campo di coscienza cosmico (Grande Spirito per i nativi amerindi). Il concetto di calendario per i nostri antenati era quello di una grande spirale che avvolge dal passato al futuro, incontrando il presente senza inizio nè fine. Tracciando il percorso apparente del sole durante l'intero anno, i Celti ottennero la forma geometrica della spirale, simbolo molto utilizzato nelle loro rappresentazioni.

All'interno del calendario vi erano momenti particolari che segnavano il cambio delle stagioni, le riunioni di clan, le iniziazioni fisiche e spirituali. L'esistenza, durante l'anno celtico, di molte festività è un fatto noto e testimoniato da molti reperti archeologici come i megaliti, precedenti all'età dei celti ma sicuramente da loro utilizzati a scopo rituale, come dai santuari e dalle necropoli costruiti durante l'età del Ferro; dai reperti scritti e figurativi (come i petroglifi e l'arte rupestre) nonché dai reperti etnografici, le conoscenze tramandate spesso oralmente delle tradizioni popolari, testimoniate da molte celebrazioni tutt'ora presenti in molti paesi europei, comprese le nostre valli.

Queste feste pagane sono ricorrenze antiche e radicate nella cultura popolare, tanto che in molti casi le feste religiose più conosciute si sono sovrapposte ad esse. Si suddividono in quattro maggiori e quattro minori, tutte strettamente collegate alla natura ed allo scorrere del tempo e delle stagioni, fondamentale in una società prevalentemente rurale come quella celtica, sviluppatasi a partire da l'800 circa a.C.

La Via Lattea in Valle di Susa - Cristian Della Lucia

La Via Lattea in Valle di Susa - Cristian Della Lucia 

 

Si presume che la data delle quattro festività prevalenti venisse determinata in base alla levata eliaca, ovvero il sorgere di alcune stelle facilmente visibili ad occhio nudo esattamente all'alba, contemporaneamente al sorgere del sole. La Chiesa nei secoli ha ostacolato queste celebrazioni, assorbendole nel calendario religioso. Esse erano il 1° novembre, Samahin, il capodanno celtico, corrispondente alla levata eliaca di Antares (Alpha Scorpii), poi assorbito dalla festività cristiana di Ognissanti, tutt'ora festeggiata sulle montagne con antiche ritualità in cui si offrono cibi agli antenati. 

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Imbolc, 1° febbraio, Festa del ritorno della Luce, corrispondente alla Levata eliaca di Cappella (Alpha Auriga), divenuto nella cultura cristiana la Candelora, ampiamente ritualizzato nella cultura alpina (San Sebastiano a Chiomonte, la festa degli spadonari a Giaglione, l'ours di Monpantero).

Spadonari Giaglione

La Danza degli Spadonari a Giaglione - Foto di Marco Cicchelli

 

Beltane il 1° maggio (Calendimaggio), Levata eliaca di Aldebaran (Alpha Taurus), festa della fertilità sopravvissuta in molte ritualità popolari. 

Lughnasad il 1° agosto, festa del raccolto e dell'abbondanza, Levata eliaca di Sirio (Alpha Canis major), nella cultura cristiana poi corrispondente alla festa della Madonna per cui vediamo, nella nostra valle, diverse processioni di antica memoria, tra cui quella verso la montagna sacra del Rocciamelone (un tempo Roc Maol, nella foto sopra al titolo a fianco alla Sacra di San Michele in uno spettacolare scatto di Valerio Minato).

Anche il ciclo solare dei solsitizi e degli equinozi aveva la sua importanza, tanto da essere evidenziato in molti monumenti sia sacri che megalitici. Luoghi come Stonehenge o Newgrange ne sono l’esempio più imponente: le grosse pietre che compongono questi luoghi risultano infatti allineate perfettamente con la posizione dell’astro maggiore all’alba e al tramonto dei giorni del solstizio, ma ciò avveniva anche nelle necropoli e poi successivamente nei santuari e nelle chiese. La stessa Sacra di san Michele vede la luce, impersonificazione di Cristo, entrare sopra l'altare maggiore esattamente all'alba dei solstizi.

particolare della navata - borrelli

La luce solare filtra da una finestra della Sacra di San Michele – Foto di Franco Borrelli

 

Così Ostara, l'equinozio di primavera (20 marzo), che celebra la rigenerazione della natura e la rinascita della vita e nelle festività cristiane prelude alla Pasqua. In questa ricorrenza, calcolata in base ai cicli della prima luna piena che segue l'equinozio, venivano celebrati i matrimoni divini.

Seguivano poi Litha, il solstizio d’estate (21 giugno) e quindi la giornata più luminosa dell’intero cerchio, che corrisponde a San Giovanni; Mabon, l'equinozio di autunno (22 settembre), una festa di ringraziamento per i frutti della terra. 

Yule o Solstizio d’Inverno (21 dicembre), incarna il momento in cui la notte è più lunga del giorno e segna il passaggio dalle Tenebre alla Luce. Corrisponde al Natale cristiano.

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