Rochemolles e le valanghe: nel 1931 durante un'esercitazione morirono 21 alpini

Rochemolles fu comune autonomo fino al 1927, quando venne deciso l'accorpamento con Bardonecchia. Documenti storici ne attestano l'esistenza fin dal 1300, ma la sua fondazione risalirebbe addirittura a tre secoli prima, durante l'occupazione della valle da parte dei Saraceni.

D'estate Rochemolles è un grazioso borgo affacciato sull'omonimo torrente che concorre a formare la Dora di Bardonecchia, da cui si gode di una splendida vista sulle montagne circostanti. La frazione, raggiungibile percorrendo la provinciale che sale da Bardonecchia, è nota anche per la chiesa del XIV secolo dedicata a San Pietro apostolo, raffigurata su un francobollo emesso in occasione dei Giochi Olimpici invernali del 2006, e per il suggestivo lago artificiale, che risale agli anni 30. L'invaso alimenta la centrale idroelettrica di Bardonecchia, con un dislivello di circa 600 metri.

Chiesa di San Pietro Apostolo a Rochemolles (Maria Rita Brun)

Chiesa di San Pietro Apostolo a Rochemolles (Maria Rita Brun).

 

Nella stagione invernale però, pur rimanendo inalterata la sua bellezza, la valle di Rochemolles è stata teatro di ripetute slavine, che hanno causato numerosi morti. La storia ricorda una valanga che nell'inverno del 1706 distrusse buona parte del paese, ma la prima grande tragedia documentata risale al secolo scorso, e coinvolse un gruppo di alpini, il battaglione Fenestrelle, impegnato in un'esercitazione.

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Nel gennaio 1931 la temperatura era particolarmente mite: 20 gradi il 24 gennaio erano infatti piuttosto insoliti per il calendario invernale. La testa del battaglione si era inerpicata fino al rifugio Scarfiotti, a oltre 2 mila metri, quando improvvisamente si registrò un brusco calo della temperatura, che abbassò la colonnina di mercurio di 15 gradi: dabbasso cadeva la pioggia, in quota imperversava una fitta nevicata.

Alle truppe più a valle venne impartito l'ordine di fare ritorno alla base, ma le staffette che cercarono di salire per avvisare il reparto avanzato, ostacolate dal maltempo, non riuscirono a raggiungerlo. Il battaglione fu quindi diviso in due, e chi era a monte restò senza rifornimenti e senza collegamenti. Molti uomini dovettero passare la notte al freddo, perchè il rifugio non era abbastanza grande per ospitare tutti i soldati.

Rifugio Scarfiotti

La conca del Rifugio Scarfiotti.

 

La mattina del 26 gennaio il maggiore Piccato decise di far rientrare il reparto, scendendo lungo il versante sinistro della valle. Mancava un quarto d'ora alle 11: dal versante destro si staccò improvvisamente una valanga con un fronte di 400 metri, che precipitò risalendo di un centinaio di metri sul versante opposto. Sotto quella coltre bianca rimasero alcuni alpini della testa della colonna. Nel frattempo, altre valanghe si staccarono rumorosamente dalla montagna, fortunatamente senza travolgere altri uomini.

L'intervento dei superstiti fu immediato e permise di trarre in salvo alcuni dei compagni. A quel punto il comando passò al capitano Lajolo, mentre il maggiore Piccato si impegnava a raggiungere la diga dove un reparto si stava muovendo a supporto del battaglione travolto.

Il meteo peggiorava rapidamente, assumendo le sembianze di una pericolosa tormenta. Le ricerche vennero così interrotte, e gli alpini risalirono al rifugio Scarfiotti, trovando ad attenderli un'altra fredda notte. Alle 7 del mattino del giorno dopo il capitano Lajolo decise di scendere nuovamente a valle sempre sul versante sinistro del vallone, ormai quasi del tutto ripulito.

Poco oltre la zona risultata fatale il giorno precedente, però, una nuova slavina si abbattè sulla colonna, seppellendo una quarantina di alpini: trenta di essi vennero estratti vivi, ma altri non furono altrettanto fortunati. La duplice valanga del gennaio 1931 lasciò sul campo 21 morti, ricordati da una targa in bronzo posta a Grange Picreux, che li raffigura durante la loro marcia.

In questo video dell'Istituto Luce il principe Umberto assiste ai funerali degli alpini.

 

Trent'anni dopo, domenica 5 febbraio 1961, una valanga staccatasi dal Coin, a quota 1900 metri, distrusse una ventina di abitazioni di Rochemolles, provocando 4 morti e numerosi feriti, e nel gennaio 2018, una slavina sulla provinciale 235 ha temporaneamente isolato il paese, danneggiando lievemente una casa senza provocare feriti. Nel frattempo si era comunque proceduto a costruire una struttura paravalanghe a monte del paese a protezione delle abitazioni.

Rochemolles, la valanga del 2018 (Arpa Piemonte)

La valanga del gennaio 2018, che ha sfiorato l'abitato della frazione (foto di Arpa Piemonte).

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