Sul ghiacciaio del Sommeiller, ora scomparso, un tempo d'estate si sciava

Il Colle del Sommeiller è considerato da motociclisti e appassionati di fuoristrada il "tetto d'Europa". Una strada carrozzabile si arrampica infatti fino a quasi 3 mila metri di altitudine (2.993 s.l.m.), attraversando la valle di Rochemolles ed arrivando fin sul confine italo-francese: è una delle strade più alte dell'intero continente europeo.

Il colle, che deve il suo nome a Germano Sommeiller, l'ingegnere capo che diresse la costruzione della galleria ferroviaria del Frejus, è accessibile solo dal versante italiano, e normalmente è raggiungibile da fine giugno e alla prima nevicata autunnale.

Ma perché mai una strada arriva fino a 3 mila metri? Quella che oggi è una “strada avventura”, percorsa da mountain-bike, moto e fuoristrada, fu aperta nel 1962 a servizio degli impianti di risalita per lo sci estivo sul ghiacciaio del Sommeiller e dell’Albergo Rifugio costruito all'epoca per rifocillare ed accogliere i turisti (nella foto sopra al titolo)

In mountain bike al Colle del Sommeiller (Foto Alpsmototours)

In mountain bike al Colle del Sommeiller (Foto Alpsmototours)

 

L'idea di offrire agli amanti dello sci la possibilità di praticare la disciplina anche d'estate, sul ghiacciaio, porta la firma di un gruppo di maestri della scuola di sci di Bardonecchia. Quattordici persone che, nei primi anni '60, iniziarono a visualizzare il loro sogno, passando rapidamente dalla teoria alla pratica. 

L'idea di creare un centro per lo sci estivo sul ghiacciaio Sommeiller fu di Edoardo Allemand, guardiano della diga di Rochemolles, che con l'amico Piero Bosticco iniziò a figurarsi la realizzazione dell'impresa. Il primo scoglio da superare riguardava il collegamento tra Bardonecchia ed il Colle del Sommeiller, in quanto fino a quel momento la strada carrozzabile si interrompeva a Rochemolles. 

Servivano soldi, non pochi. I maestri fondarono la Va.Ro, società per azioni che prendeva il nome dalla Valle di Rochemolles, coinvolgendo anche 8 dei loro allievi ed una serie di clienti della scuola di sci bardonecchiese.

Sci estivo al Sommeiller

I resti degli impianti e la strada che sale al colle

 

Raccolto un capitale di 40 milioni di lire, cifra che per l'epoca era davvero consistente, i lavori vennero avviati la mattina del 7 maggio 1962. Alla fine del mese successivo la strada aveva già raggiunto la diga. Il 25 luglio dello stesso anno il collegamento arrivava al rifugio Scarfiotti e, alle soglie dell'inverno, a fine ottobre, la strada era quasi terminata: mancavano gli ultimi 100 metri. 

Il tracciato fu completato nella tarda primavera del 1963, dopodiché vennero costruiti l'albergo rifugio Ambin, che deve il nome all'omonimo massiccio, ed i primi due impianti di risalita, che funzionavano tramite l'alimentazione di un motore diesel di camion. 

Da Bardonecchia, a 1300 metri, gli sciatori potevano salire in quota, sciando sul versante francese del ghiacciaio. Tre erano gli skilift a loro disposizione: il Sommeiller, che conduceva dai 2850 ai 3200 metri, il Niblè, che dai 3 mila metri li trasportava ai 3150 e l'Ambin, che raccordava i 2800 metri con i 2950.

Foto d'epoca degli impianti (Roberto Guasco)

Foto d'epoca degli impianti (Foto Roberto Guasco)

 

Per il Colle fu un periodo davvero fulgido, destinato a durare circa un ventennio. Progressivamente, però, il ghiacciaio iniziò a ritirarsi, fino quasi a scomparire. Dai tre skilift si passo soltanto all'utilizzo dei due situati nella parte più alta, fino ad arrivare alla chiusura degli impianti, avvenuta nel 1984. Il rifugio Ambin fu demolito nel 2004. 

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Oggi, nella roccia del Colle, è posizionato un pozzo profondo 100 metri nel quale l'Arpa registra la temperatura, monitorando le variazioni climatiche. 

Ogni anno, la seconda domenica di luglio, sul versante italiano viene organizzato un raduno internazionale motociclistico, denominato Raid Stella Alpina

Ma dello sci sul ghiacciaio rimangono soltanto immagini sbiadite dal tempo. Rimpiazzate dai selfie di chi, oggi, sale al Colle per mettere alla prova le proprie capacità da pilota, sgasando per fuggire dal riscaldamento globale che ormai è arrivato anche in vetta. 

Prima neve al pianoro dello Scarfiotti (Foto Benilde Souberan)

Prima neve al pianoro dello Scarfiotti (Foto Benilde Souberan)

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