Al cinema sono arrivati "Gli uomini d'oro", una storia valsusina sul grande schermo

Ve lo ricordate l'ingegnoso furto alle Poste di Torino del giugno 1996 che fruttò ai suoi autori ben 5 miliardi di vecchie lire, di cui poco meno della metà in contanti?

Se avete la memoria corta ve lo riassumiamo brevemente noi, perché la vicenda ha ispirato un film, intitolato "Gli uomini d'oro", da pochi giorni proiettato nelle sale cinematografiche italiane.

I suoi quattro ideatori, Giuliano Guerzoni, Enrico Ughini, Domenico Cante ed Ivan Cella, alessandrini i primi due, valsusini gli altri (rispettivamente di Bussoleno e Susa), avevano architettato un modo ingegnoso per sottrarre un ingente bottino alle Poste. Con il denaro trafugato intendevano dare una svolta alle loro vite: Guerzoni ed Ughini avevano addirittura già prenotato un volo che, all'indomani del colpo, li avrebbe condotti sulle spiagge del SudAmerica.

Il raggiro fu ben architettato: non prevedeva rapine e spargimenti di sangue, ma era frutto di un ingegnoso disegno criminale, che si avvaleva della complicità di Guerzoni e Cante, effetttivi dipendenti delle Poste.

Un pomeriggio di fine giugno, mentre gran parte dei lavoratori già pensava alle vacanze, Guerzoni si mise alla guida del furgone postale per accompagnare Cante, incaricato del ritiro dei sacchi di banconote nei vari uffici postali torinesi, una decina in tutto.

I due, tuttavia, non erano soli: sul mezzo, infatti, era nascosto Ughini che, man mano che Cante caricava i sacchi, aveva il compito di sostituire i soldi veri con sacchi di giornali ritagliati, tra cui anche alcune copie del fumetto Topolino.

Tutto filò liscio: il furgone, dopo aver completato il carico, fece ritorno al deposito torinese. Strada facendo si era fermato per scaricare in un posto sicuro Ughini ed il bottino: quando il veicolo giunse a destinazione, dei miliardi ritirati non c'era più nulla, soltanto sacchi pieni di carta straccia.

C'era tutto il tempo per fuggire, dato che il contenuto sarebbe stato conttrollato soltanto il giorno dopo, quando il quartetto aveva intenzione di festeggiare il primo giorno di una nuova vita. Ma, prima ancora del controllo del contenuto, il mattino dopo venne notata immediatamente un'anomalia: dal numero dei sacchi ritirati ne mancava uno.

In realtà il sogno, per due dei quattro balordi, non era nemmeno iniziato: la sera stessa del colpo, Guerzoni ed Ughini erano già sottoterra, uccisi e sepolti in una buca nel bosco di Santa Petronilla, a poca distanza da Bussoleno. Bosco dove verranno ritrovati soltanto a metà luglio, in una fossa scavata in un noccioleto.

Cella, accompagnato dalla giovane fidanzata, nel frattempo era fuggito in Albania, dove verrà catturato. Grazie ad una rivolta, riuscirà ad evadere e da lì a rifugiarsi in Bolivia, dove sarà nuovamente riacciuffato mesi dopo. Smascherato ma senza soldi, che dirà di aver investito a Tirana, dove sarebbero andati perduti nel tracollo delle finanziarie cui si era affidato.

Cante invece, dopo una serie di interrogatori, confesserà il furto e, così come Cella, sarà condannato a 28 anni di galera. Cante però sconterà la condanna solo in parte, dato che troverà la morte durante la reclusione, dopo aver invano chiesto la grazia per motivi di salute.

Della vicenda ha scritto un libro Bruno Gambarotta, "Il colpo degli uomini d'oro", mentre già il regista Gianluca Tavarelli vi si era ispirato per la realizzazione del film "Qui non è il paradiso", prodotto nel 2000, con Fabrizio Gifuni, Antonio Catania, Ugo Conte e Adriano Pappalardo.

Ora questa storia, nata in valle di Susa dove il colpo è stato ideato, a distanza di 23 anni è tornata in valle, quando il regista Vincenzo Alfieri ha deciso di ambientarla proprio ove ebbe origine.

Parte delle riprese de "Gli uomini d'oro" sono state infatti girate presso la Sacra Birra di Sant'Ambrogio, set prescelto per riprodurre la birreria segusina "La Frontiera", di proprietà di Ivan Cella, in cui il colpo fu progettato.

Il film si avvale di un cast di tutto rispetto: tra gli attori figurano infatti Fabio De Luigi, Edoardo Leo, Giampaolo Morelli, Giuseppe Ragone, Gian Marco Tognazzi (a questo link il trailer della pellicola)

Nelle scene i protagonisti hanno nomi diversi dalla realtà, ma in molti riconosceranno la vicenda dei quattro uomini d'oro. Uomini che sognavano di cambiare in meglio la loro vita e invece segnarono, tingendola di noir, la tranquilla quotidianità valsusina.

Gli uomini d'oro locandina

 

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