A che punto è la candidatura della Sacra di San Michele a patrimonio Unesco?

La Sacra di San Michele, simbolo della Regione Piemonte (sopra al titolo in una bella immagine di Duilio Fiorille), per i valsusini è motivo d’orgoglio, meta di frequenti visite e "angelo custode" che caratterizza il profilo della vassa valle e la protegge dall'alto. Ma la Sacra punta a divenire ancora più famosa, essendo candidata ad entrare nel novero del patrimonio Unesco.

“Tutto è nato – racconta Dario Fracchia, sindaco di Sant’Ambrogio fino al  2019 – da uno scambio di pareri con il professor Enrico Moncalvo del Politecnico di Torino. Interessato al piano regolatore ed all’impianto urbanistico del nostro paese, già nel 2014 aveva avviato dei laboratori di studio con gli studenti universitari per approfondire lo studio del territorio. A quel punto ho proposto una convenzione con il Politecnico, affinché questi giovani si impegnassero a cercare, sul territorio, studi che avessero una valenza storica ed architettonica”.

Primi raggi di sole sulla Sacra di San Michele - Federico Dovis

Primi raggi di sole sulla Sacra di San Michele - Federico Dovis

 

Da quell’iniziale progetto ha preso il via la candidatura della Sacra quale patrimonio dell’Unesco. “Il professor Moncalvo  – prosegue Fracchia – al Mibac, Ministero per i beni e le attività culturali, ha scoperto che l’abbazia rientrava già in una candidatura seriale: in effetti i grandi monumenti, candidati singolarmente, sarebbero troppi. L’orientamento dell’Unesco è quello di candidare dei fenomeni culturali che meritano di essere tramandati ai posteri,  ed all’interno di questi fenomeni sono state scelte delle abbazie particolarmente significative del panorama culturale benedettino. La Sacra, pertanto, è stata inserita  nel progetto  Il paesaggio culturale degli insediamenti benedettini dell’Italia medievale, insieme ad altre 7 abbazie di 4  regioni diverse”.

In totale, sono state scelte solo 8 delle 157 abbazie benedettine della penisola: oltre alla Sacra sono inserite Subiaco, Montecassino, San Vincenzo al Volturno, Farfa, San Pietro al Monte a Civate, Sant’Angelo in Formis a Capua, San Vittore alle Chiuse a Genga, ognuna delle quali dovrà preparare un dossier con un inquadramento storico culturale ed un piano gestionale del bene, seguendo dei criteri comuni. 

Sacra

Sacra di San Michele - Buda Cristian

 

I quattro comuni su cui gravita l’abbazia, ovvero Sant’Ambrogio di Torino, Chiusa di San Michele, Valgioie ed Avigliana, insieme all’Unione Valsangone, all’Unione Valle Susa, Dai impresa come rappresentante del tessuto imprenditoriale locale, gli amici della Sacra ed i volontari, hanno fondato la onlus “Terre di Sacra”, con lo scopo di predisporre il dossier di candidatura: in quest’ottica la onlus si occuperà di raccolta fondi, ricerca sul territorio, promozione e conservazione del bene, creando una rete territoriale di collaborazione. Nel direttivo dell’associazione saranno inseriti, con un membro di diritto permanente, anche i padri rosminiani. 

Un gioiello incastonato nelle montagne, la Sacra di San Michele sulla sommità del monte Pirchiriano (Valerio Minato)

Un gioiello incastonato nelle montagne, la Sacra di San Michele sulla sommità del monte Pirchiriano - Valerio Minato

 

L’intenzione è quella di preservare il bene tramandandolo ai posteri, verificando i flussi turistici senza che mettano in pericolo l’integrità strutturale e la spiritualità del bene. 

Il Mibac, una volta ricevuto il dossier da ciascuno degli 8 siti, presenterà la candidatura: la previsione era che una risposta potesse arrivare nel corso del 2021, ma la recente pandemia causerà probabilmente dei ritardi.

Sacra di San Michele accarezzata dalla Luna (eclissi del 21/01/2019)

Sacra di San Michele accarezzata dalla Luna (eclissi del 21/01/2019) - Stefano Zanarello Photography

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