Col Bione, inizio '900. Si costruisce la cappella e si aprono le cave di quarzo

Molti conoscono il Colle Bione, sullo spartiacque tra Coazze e Sant'Antonino di Susa, ma forse non molti sanno perchè proprio lì sorge questa bellissima cappella. Con la storia dobbiamo andare indietro di qualche anno: circa 200 anni fa, sul colle esisteva soltanto un piccolo pilone votivo dedicato alla Madonna dell’Aiuto. La chiesetta (dedicata invece alla Madonna della Neve) fu eretta nel 1900 da Giovanni Picco Rosset di Gregorio, detto “Giôanin Gori”, un coazzese abitante in borgata Coletto. 

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L’uomo, gravemente malato e molto credente, fece voto di salire per nove anni di fila in cima al monte Rocciamelone, ma purtroppo, dopo sette salite riuscite, dovette abbandonare per via delle sue condizioni fisiche. Allora, d’accordo con Don Biagio Garino (parroco della borgata Indiritto di Coazze), decise di rimediare al voto non riuscito costruendo una chiesetta proprio sul colle, punto in cui si osserva molto bene il Rocciamelone.

Per la costruzione sfruttò il pilone danneggiato già presente e edificò appunto, una chiesetta, però all'epoca ancora senza il portico anteriore. Nel 1901 viene consacrata e nel 1904 uno dei figli di “Giôanin Gori” decise di costruire il portico esterno, ispirandosi alla planimetria della cappella del Pian dell’Orso.

il Colle Bione in una foto del 1910

Intorno al 1910, accanto alla Cappella della Madonna della Neve vennero aperte delle cave su un terreno affittato dal sindaco di Coazze ad una ditta di Villar Focchiardo, da cui si estraeva il quarzo ("Biancoun"), una pietra dura e lucente che macinata veniva utilizzata nelle fonderie. Il materiale veniva fatto scendere tramite due teleferiche fino a Villar Focchiardo.

Lavoravano alla cava da 40 a 50 operai, principalmente della frazione Indiritto di Coazze, che guadagnavano prima 30 soldi al giorno, e poi in seguito due lire. I lavori si protrassero per circa 9 anni: è interessante notare come in questo periodo i dintorni della Cappella siano completamente privi della rigogliosa vegetazione che invece oggi caratterizza questo luogo. 

(La foto sopra al titolo è stata realizzata con il drone dallo Studio Tecnico Dovis, Giaveno. Sullo sfondo Sant'Antonino e, a destra, Condove)

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