Dal nuovo Museo della Resistenza in Val Sangone l’invito a non dimenticare

All’inizio c’era la “Sala della Gloria” nella stanza del Municipio di Coazze ora sede della polizia municipale. Era stata allestita nel 1965 dopo che l’amministrazione del sindaco Leo Giorcelli aveva trasferito il Municipio dal vecchio edificio settecentesco di Viale Italia nel Palazzo del Conte, ora intitolato proprio a Giorcelli.

Era una quadreria con le pareti tappezzate di fotografie, manifesti e documenti. Donazioni e freschi ricordi delle centinaia di partigiani attivi in val Sangone nella lotta di Liberazione nel biennio 1943-1945.

Nel 1999 questi cimeli trovarono una più consona collocazione nell’Ecomuseo di Viale Italia, con dei pannelli in convivenza con altri aspetti della storia sociale ed economica coazzese: un rustico telaio, arnesi da minatore, attrezzi agricoli.

Col riallestimento inaugurato il 25 aprile del 2013, alla presenza di Giovanni Ostorero uno degli ultimi partigiani viventi della valle, alla Resistenza vennero dedicate due sale, soprattutto espositive. Con fotografie, documenti, oggetti di guerra e del vivere quotidiano dei partigiani appesi alle griglie delle pareti.

Una delle vecchie sale espositive

Una delle vecchie sale espositive.

 

L’allestimento inaugurato il 19 febbraio 2022 è dovuto ad Ezio Giaj, col supporto grafico di Remo Caffaro e la collaborazione del professor Roberto Mortara e della dottoressa Alessandra Maritano.

La presentazione didascalica della vicenda resistenziale si sviluppa su pannelli cronologici, con presenza di descrizioni, fotografie e approfondimenti biografici.

La scelta narrativa è stata dettata anche dal pubblico cui si rivolge il museo. A quasi ottant’anni dagli avvenimenti i testimoni sono ormai pochissimi, ed i programmi scolastici non approfondiscono molto.

Il museo non deve essere il ricordo del passato, ma la presentazione documentata a chi, dagli scolari agli adulti, ha avuto la fortuna di non vivere i drammatici eventi della guerra e della Resistenza, ma proprio per questo deve conoscerli, perché, come ha ricordato Bruno Segre, eccezionale ospite d’onore nel corso dell’inaugurazione, di 103 anni, il problema non è l’indifferenza, ma l’ignoranza.

L’avvocato Bruno Segre, che ha ricordato di essere venuto per alcuni anni in gioventù in villeggiatura a Coazze, mentre visita il museo (Fotografia di Remo Caffaro).

L’avvocato Bruno Segre, che ha ricordato di essere venuto per alcuni anni in gioventù in villeggiatura a Coazze, mentre visita il museo (Foto Remo Caffaro).

 

Ad integrazione del percorso cronologico viene approfondito il tema della resistenza disarmata. Donne, madri, spose colpite da lutti e violenze; sacerdoti e civili chiamati a mediare, a curare, a nascondere ed a proteggere, rischiando ogni giorno la casa e la vita. Deportati e internati nei lager nazisti che hanno scelto di soffrire e a volte morire per non entrare nell’esercito nazifascista.

L’ultimo settore è dedicato alla memoria, ai monumenti che ricordano i caduti e alle visite illustri che li hanno onorati: tre presidenti della Repubblica (Scalfaro, Napolitano e Mattarella), ministri e ambasciatori esteri. Nelle teche tanti cimeli e documenti, accanto ai pannelli la divisa del comandante Nicoletta, quadri e ritratti e un’interessante riflessione complessiva, sul fenomeno resistenziale e sulla specificità della Val Sangone, dello storico Gianni Oliva, di origini coazzesi.

Il taglio del nastro

Il taglio del nastro: accanto al sindaco Paolo Allais l’on. Daniela Ruffino e Jacopo Suppo, vicepresidente della Città Metropolitana di Torino e il sindaco di Condove. Accanto i sindaci e i rappresentanti degli altri comuni e il parroco di Coazze (Foto Remo Caffaro).

 

All’ingresso i visitatori sono accolti da due figure fortemente simboliche, Sergio De Vitis, morto nel raid alla polveriera di Sangano il 26 giugno del 1944, lo stesso giorno in cui Eugenio Fassino veniva ferito e catturato ad Avigliana. De Vitis ha dato il nome alla 43° Divisione Autonoma che raggruppava le formazioni partigiane della Val Sangone sotto la guida di Giulio Nicoletta.

Accanto a lui è stata collocata Reginalda Santacroce, maestra elementare a Forno, staffetta instancabile e perseguitata, simbolo di tutte le donne che hanno sofferto e lottato accanto ai partigiani combattenti.

Davanti a loro una planimetria del territorio evidenzia luoghi, eventi e monumenti significativi. Vi sono indicati i sentieri partigiani, quelli individuati da tempo, quelli nuovi e di collegamento con le altre vallate.

Il nuovo allestimento del Museo.

Il nuovo allestimento del Museo (Foto Remo Caffaro).

 

Le nostre montagne, i nostri paesaggi, le borgate, le baite e gli alpeggi che sono stati teatro di angoscia e scontri mortali, ora ospitano margari, rifugi alpini, albergatori. Quando percorriamo i sentieri tra i rododendri fioriti, col sottofondo dei campanacci e dei belati delle mucche e delle capre che ci danno il cëvriń, ricordiamoci le parole mai troppo ripetute di Piero Calamandrei. Anche queste montagne, dove hanno combattuto e sono morti partigiani e civili, uomini armati e donne innocenti, sono state la culla della nostra Costituzione, dei nostri diritti e della nostra libertà.

Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.” Piero Calamandrei

Ecomuseo della Resistenza della Val Sangone

Coazze, Viale Italia 61 n. 1. 
Informazioni: Ufficio Turistico di Coazze, tel. 011 9349681 - turismo@comune.coazze.to.it


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Dal nuovo museo un invito a ripercorrere i sentieri della Resistenza in Val Sangone

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