Gli spaventapasseri: una tradizione millenaria. A Venaus, su iniziativa del doposcuola, ce ne sono un centinaio

A Venaus, nell’arco di poche settimane, sono comparsi ovunque degli spaventapasseri che hanno portato una ventata di allegria nella comunità. Occhieggiano dagli orti e dai giardini, stanno abbarbicati ai cancelli delle case, li si scorge seduti su alberi e botti, abbracciati a damigiane e bottiglie, in procinto di salire scale a pioli.

Lo spaventapasseri, come dice il nome stesso, è un fantoccio posizionato nei campi o nei giardini dopo la semina per fungere da deterrente nei confronti degli uccellini che altrimenti, facendo razzìa, vanificherebbero il raccolto. Ce ne sono di svariate fattezze, a seconda dell’estro umano nel realizzarli: solitamente recano sul capo un cappello di paglia, per renderli maggiormente simile all’aspetto di un contadino.

In alcune città della Francia, del Belgio e della Svizzera, da anni si organizzano feste per celebrarli; in Polonia esiste addirittura un museo ad essi dedicato. In Italia, nel mese di maggio, il festival degli spaventapasseri contraddistingue Castellar (nel Cuneese) e Thiene (nel Vicentino).

 

Una protezione che dura da millenni

Narra la storia che l’ideazione dello spaventapasseri non sia così recente, tant’è che già nel I secolo a.C. il poeta Tibullo citava in un suo componimento l’utilizzo di una statua di Priapo “messa a custodia dell’orto abbondante di frutta perché con terribili falce cacci lontano gli uccelli”.

Probabilmente la loro origine nacque dal posizionamento di una croce, posta nei campi coltivati come segno propiziatorio: la credenza contadina la riteneva utile per tenere lontani gli spiriti maligni, favorendo l’aiuto e la protezione divina sul raccolto.

La croce nel tempo venne rivestita di paglia, tessuti, abiti vecchi, cappelli, sciarpe, assumendo sempre più l’aspetto di un guardiano del campo. Notando come la sua presenza impaurisse gli uccelli, il fantoccio iniziò ad essere chiamato spaventapasseri ed impiegato appunto per tale funzione.

Spaventapasseri a Venaus

Gli spaventapasseri possono essere statici, ovvero ottenuti dall’incrocio di due bastoni, uno in verticale a rappresentare il busto e l’altro orizzontale a raffigurare le braccia, oppure in movimento, come ad esempio quelli che raffigurano immagini di rapaci su aquiloni mossi dal vento o su palloncini gonfiati con elio, sempre in ottica dissuasiva.

Anche nastri che riflettono la luce del sole possono fungere a tale scopo, benché molte specie di volatili siano così argute da svelare rapidamente l’arcano e non spaventarsi più. Il risultato migliore, oltre che cambiandogli posto con frequenza, si ottiene comunque associando la presenza dello spaventapasseri ad un rumore, di modo che, oltre alla vista, anche l’udito del volatile sia disturbato.

Lo spaventapasseri è un pupazzo vestito di stracci, esposto alle intemperie senza che nessuno se ne curi, con l’unico compito di fungere da custode dei raccolti e spauracchio per i volatili. Ma quello che finora poteva essere un termine dispregiativo a volte utilizzato per definire una persona che non ha cura del suo aspetto, grazie all’iniziativa venausina ha cambiato completamente significato: in val Cenischia, ora, lo spaventapasseri è un elemento di contagiosa positività.

 

A Venaus gli spaventapasseri sono diventati virali

In paese, grazie all’iniziativa di Luca Primela, titolare della fattoria didattica “Bim bum baam Fantaparco” che da sette anni gestisce il doposcuola comunale, l’arrivo della primavera è stato salutato con un centinaio di spaventapasseri, di ogni foggia e colore. Piacevoli a vedersi (ma non ditelo agli uccellini, loro dovrebbero starne lontani!), sono stati realizzati con una finalità plurima: allontanare i volatili dalle coltivazioni, rendere più gradevole il paese e coinvolgere gli scolari in attività creative.

Oltre ai compiti – spiega Luca Primela – con i bambini della scuola primaria di Venaus svolgiamo anche alcuni laboratori all’aria aperta. Siccome nel giardino della scuola fin da settembre abbiamo allestito un orto biologico con tanto di serra per renderli produttori e consumatori consapevoli, è stata automatica l’idea di preservare le coltivazioni con il posizionamento di uno spaventapasseri”.

Venaus è un Comune piccolo, con una densità abitativa contenuta, ma caratterizzato dal grande coinvolgimento sociale dei suoi residenti; così, nel volgere di breve tempo, i primi due spaventapasseri della scuola hanno visto rapidamente crescere la famiglia dei loro simili.

Spaventapasseri a Venaus, doposcuola

Giorno dopo giorno – racconta Luca con entusiasmo – ne sono comparsi velocemente molti altri. Mi piace pensare che quelli che sono bambini oggi tra 20 anni mostreranno ai loro eredi le loro creazioni, così come sono davvero felice che questa iniziativa abbia attecchito con così grande contagio in paese”.

A contribuire alla diffusione è stato anche l’appoggio dell’amministrazione comunale, che ha promosso l’iniziativa tra i residenti. Se poi si pensa che ognuno dei 19 bambini frequentanti il doposcuola abbia a casa genitori, nonni, parenti vari cui ha raccontato l’iniziativa, è facile capire come nessuno abbia voluto essere da meno in quella che, pur non essendo una gara, è comunque una gradevole opera collettiva.

Dai più piccoli agli anziani, tutti hanno voluto partecipare, come sottolinea Arianna Marzo, dipendente comunale che ha seguito il progetto e che, manco a dirlo, con la sua famiglia si è cimentata nel dare vita ad uno spaventapasseri da orto: “Ci sarebbe piaciuto festeggiare l’arrivo della primavera con una manifestazione che radunasse tutta la cittadinanza; non potendo farlo per le ristrettezze dovute alla pandemia, l’amministrazione comunale ha reso pubblica la grande partecipazione dei cittadini, postando sul sito dell’ente, domenica 21 marzo, un video che raffigura gran parte degli spaventapasseri venausini”.

Il video degli spaventapasseri di Venaus.

Tutti si sono sbizzarriti, riutilizzando capi di abbigliamento, oggetti vecchi (addirittura un asse da stiro!), riciclando ciò che pareva destinato ai rifiuti. Decisamente singolari lo spaventapasseri frutto dell’unione tra un vecchio cappello femminile e un buon numero di cialde di caffè usate, la piccola famiglia realizzata con i vasi di terracotta che adorna il lavatoio “San Sebastiano”, degni di menzione lo spaventapasseri ubriaco e tanti altri che vale la pena ammirare con una visita virtuale in attesa di fare tappa in loco.

Se nel periodo natalizio migliaia di persone raggiungono il comune della val Cenischia per partecipare alla rassegna “Presepi da gustare” allestita lungo le vie del paese, c’è da scommettere che presto anche la Festa degli Spaventapasseri, che si vorrebbe festeggiare ogni anno con l’arrivo della primavera, diventerà un appuntamento imperdibile.

Spaventapasseri a Venaus

Al momento, essendo in vigore la zona rossa, a beneficiare della vista di questi curiosi fantocci sono solo i residenti, ma appena la circolazione sarà nuovamente consentita è facile immaginare che l’allestimento richiamerà curiosi provenienti da fuori paese.

Molti collegano lo spaventapasseri alle fiabe, probabilmente anche grazie al mago di Oz che vedeva, tra i protagonisti, proprio uno spaventapasseri desideroso di possedere un cervello. Che forse è solo ciò che manca, oltre alla parola, a questi buffi e simpatici guardiani di Venaus, che hanno reso allegro e vivace l’intero territorio.

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