La storia del Valsusa Filmfest, rassegna cinematografica resistente nata nel 1997

Dopo due anni di pausa torna il concorso cinematografico del Valsusa Filmfest, festival poliartistico sui temi della memoria storica, della montagna e dell'ambiente che da 26 anni anima un territorio aperto all'incontro e al confronto culturale attraverso concorsi cinematografici e numerosi eventi a cavallo tra cinema, letteratura, musica, teatro, arte e impegno civile.

Il logo che caratterizza il Valsusa Filmfest, disegnato dal regista Armando Ceste, si chiama Unkatahe ed è un simbolo che gli abitanti della Valle di Susa, ma non solo, hanno iniziato a conoscere 26 anni fa. 

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Frutto dell’unione tra un animale ed una pellicola cinematografica, Unkatahe prende il nome di una divinità sacra agli indiani del Nord America, ritenuta in grado di proteggere dagli spiriti maligni. Il legame è presto spiegato: la popolazione della valle di Susa punta a non subire il trattamento riservato alle tribù indiane, confinate in riserve, ma a mostrarsi al pubblico grazie a spettacoli, racconti, pubblicazioni, filmati che spieghino il territorio e le sue figure, portando avanti la memoria storica e la difesa e il rispetto per l’ambiente.

Logo Valsusa filmfest 

Il Valsusa Filmfest è un progetto collettivo nato a metà degli anni ‘90 dall’idea di un gruppo di amici appassionati di cinema, un team intenzionato a promuovere l’ambiente quotidiano valorizzandone gli aspetti storici e culturali, raccontandone le modifiche politiche, sociali e economiche.

Gli ideatori scelsero di farlo utilizzando le voci delle generazioni di ieri e di oggi ed usando come strumento il linguaggio cinematografico.

La genesi del progetto affonda le radici nel 1995: in occasione del cinquantesimo anniversario della Resistenza il regista Armando Ceste aveva realizzato, con un gruppo di collaboratori, un documentario intitolato “Mai tardi: la Resistenza in Val di Susa”.

Il filmato, della durata di un’ora circa, raccoglieva le testimonianze di importanti protagonisti della storia partigiana; ricco di interviste e focus storici, venne presentato al cinema di Condove nell’aprile del 1996 e successivamente in altre occasioni in valle di Susa.

Proprio durante una di queste proiezioni Armando Ceste e Carla Gobetti, presidente e fondatrice del Centro Studi Piero Gobetti, iniziarono a discutere di uno strumento per avvicinare anche i giovani a tali tematiche: fu coinvolta Chiara Sasso che interessò a sua volta Bruno Carli, infaticabile testimone della memoria partigiana.

Nacque così, nel 1997, una rete di collaborazioni che coinvolse singoli ed associazioni, tra cui il Gruppo 33 di Condove, team di appassionati cinefili, e il Comitato Habitat della valle di Susa, connotato da una spiccata sensibilità ambientale. I giochi erano fatti: la rassegna partì e divenne in breve tempo un punto di riferimento per il territorio.

Dal palco alla platea, negli anni al Valsusa Filmfest è transitata una grossa fetta di popolazione: registi, scrittori, cantautori, alpinisti e gente comune. Comprese le scuole del territorio, dimostratesi sempre molto partecipi e propositive.

Il concorso e gli eventi collaterali

Il centro del Valsusa Filmfest, contraddistinto da un variegato calendario di spettacoli teatrali, musicali, proiezioni, rassegne fotografiche, è il concorso, articolato in 5 sezioni: alle storiche Cortometraggi, Fare Memoria e Le Alpi per questa edizione sono state aggiunte le sezioni Produzioni Libere, rivolta a cortometraggi amatoriali e/o sperimentali della durata massima di 10 minuti prodotti con piccoli budget, ma con volontà di affrontare un tema particolare, e Transumanze, riservata a video della durata massima di 6 minuti che riportino testimonianze sulla vita dei pastori alpini, rappresentanti e rari custodi di una straordinaria biodiversità.

Il concorso ha visto negli anni una grande la partecipazione sia di scuole che di filmmaker, che si sino sfidati a colpi di cortometraggi e videoclip. Ogni anno il Valsusa Filmfest ha una figura ospite: numerosi i nomi di spicco avvicendatisi negli anni, valgano ad esempio Valerio Mastandrea, Niccolò Bongiorno, Gabriele Salvatores, Michele Riondino, Enrico Lo Verso.

Ad ogni edizione il Valsusa Filmfest onora la figura del suo Presidente Bruno Carli, scomparso nel 2002, assegnando l’omonimo premio ad esponenti di realtà distintisi per l’impegno nella difesa dei diritti e dell’ambiente.

Tra i vari eventi che accompagnano il festival, va ricordato “Cinema in verticale”, anteprima della rassegna vera e propria nata nel 1999, che rappresenta una parentesi dedicata al cinema, alla cultura e agli sport di montagna. Con una serie di appuntamenti itineranti focalizza l’attenzione sulla montagna, chiamando in cattedra nomi noti del panorama alpinistico, anche in virtù di una rodata collaborazione con il  Trento Film Festival.  

Dopo il recente successo del docufilm “Noi siamo i figli della Monce”, che ripercorre la storia delle Officine Moncenisio di Condove, il Valsusa FilmFest ha presentato un nuovo progetto “L’acqua e la fabbrica - Le prime industrie in Val di Susa e Val Sangone”, che intende narrare per immagini, con filmati d’epoca e ricostruzioni sceniche, la grande storia industriale delle due valli, favorita dalla grande presenza di acqua, dalla vicinanza a Torino e dai collegamenti logistici, oltre che da un’imprenditoria capace, che diede lavoro a centinaia di persone. 

La cartiera Sertorio di Coazze, una delle protagoniste del nuovo docufilm del Valsusa FilmFest

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Il Valsusa Filmfest si regge sulle quattro gambe che gli hanno dato vita – precisa il Presidente Andrea Galliquella della memoria storica, che in valle ha il volto dell’Anpi, quella ambientale, retta dal Comitato Habitat e dai No Tav, quella cinefila, che a Condove è rappresentata dal Gruppo 33 e quella degli amministratori locali, che sono sempre stati e ancora sono un valido supporto.

Ricordo il prezioso contributo di Luciano Frigieri, Gigi Giuliano, Giuseppina Canuto e degli allora giovani consiglieri di Bardonecchia delegati alla cultura, Roberto Canu e Francesco Avato, senza i quali non saremmo arrivati fino a qui. Speriamo di poter tornare alla normalità operativa quanto prima, con una rassegna fluida che ci permetta di valorizzare tutte le nostre peculiarità”.


Le iniziative di ogni edizione sono molteplici e dislocate su più ambiti, dai dibattiti agli incontri, coinvolgono le scuole e permettono di incontrare cantautori, registi, scrittori; per essere informati sulle varie iniziative sono a disposizione il sito internet e la pagina Facebook.

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