"Spiriti d'inverno", un libro documenta 54 mascherate alpine

Finite le festività natalizie, nelle nostre valli già si pensa alla primavera e al Carnevale. Antiche tradizioni legate a Santi patroni del periodo invernale che ci riportano alle nostre radici, a riti celtici e romani che simboleggiano l’inverno che cede il posto alla primavera e celebrano il ritorno della bella stagione.

Il libro "Spiriti d'inverno" di Stefano Torrione documenta cinquantaquattro mascherate alpine, dal Piemonte al Friuli Venezia Giulia passando per la Valle d’Aosta, la Lombardia, il Trentino Alto Adige e il Veneto, un vero e proprio album antropologico per immagini delle principali feste in maschera sulle Alpi italiane. Tra queste Fora l'ours di Mompantero, "l' Carnavà di Guéini" di Salbertrand e il Carnevale del Lajetto di Condove.

LEGGI ANCHE: Il carnevale in Valle di Susa, la storia, le antiche rappresentazioni e gli appuntamenti

​​​​​​Sampeyre - Baìo

Sampeyre (Val Varaita) - Baìo

 

"Nella fascia temperata del pianeta l'inverno è un po' ovunque la stagione degli spiriti..." scrive Giovanni Kezich, antropologo, direttore dal 1991 del Museo degli Usi e dei Costumi della Gente Trentina di San Michele all'Adige, nella prefazione del libro. "...La ricomparsa degli spiriti al cuore dell'inverno è l'occasione di un collettivo girar pagina in cui, protetti dalle maschere, si può archiviare il passato prima che il futuro abbia inizio, un attimo di sospensione dove è lecito qualche eccesso, e un po' di spensierata allegria: quello stesso rito che a un certo punto del medioevo la Chiesa cercherà di esiliare in un ghetto più o meno tollerato del calendario, che chiamerà "carnevale"...

Così si può intravvedere ancor oggi in molti luoghi la trama dell'antico calendario invernale dei riti, se non intera del tutto, almeno a brani ben leggibili, soprattutto in montagna, per esempio sull'arco alpino, per una sorta di inerzia storica, ma anche per il ritrovato orgoglio delle comunità che se ne fanno interpreti."

Penìa (Trentino) - Carnascèr ladin de Frascia

Penìa (Trentino) - Carnascèr ladin de Frascia

 

Da oltre 10 anni Stefano Torrione fotografa questi riti alpini e ne descrive il significato profondo. "Le maschere demoniache rappresentano il lato oscuro della cultura contadina, esse segnano la ritualità del passaggio delle stagioni,  sprigionano il dualismo della nascita/morte, luce/buio, del bello/brutto, buono/cattivo e del vecchio/giovane.

I cortei, i gesti, le danze fanno parte di un grande affresco cerimoniale che abbraccia il calendario contadino, dalla Festa di Ognissanti al Carnevale, passando per l'Avvento e il Capodanno. Il carnevale di montagna è un evento ricco di rappresentazioni e implicazioni simboliche, è coralità, tradizione, è rito! È spirito di montagna, d’inverno."

Questo libro è il racconto del suo lungo viaggio tra gli Spiriti d’Inverno...

Saint-Rhémy-en-Bosses (Valle d'Aosta), Landzette della Coumba Freide - Desoledo (veneto), Matazin di Santa Plonia

Saint-Rhémy-en-Bosses (Valle d'Aosta), Landzette della Coumba Freide. A destra Desoledo (veneto), Matazin di Santa Plonia

 

Valdostano, fotografo professionista dal 1992, Stefano Torrione si è specializzato in reportage geografici ed etnografici e ha viaggiato e lavorato in molti paesi del mondo per riviste di viaggio italiane e straniere come Geo e National Geographic Italia, Panorama Travel, Gente Viaggi, Traveller, In Viaggio, Rutas del Mundo, Tuttoturismo.

Dal 2010 al 2012 ha lavorato per il progetto europeo E.C.H.I sul patrimonio immateriale delle popolazioni alpine. Dal 2009 al 2019 ha lavorato a progetti fotografici a lungo termine nelle Alpi sviluppando opere sulla cultura popolare (AlpiMagia e Spiriti d'Inverno) e sulla Prima guerra mondiale in alta quota (Grande Guerra Bianca).

Condividi questa pagina