Paolo Pierro si definisce un orgoglioso cittadino di Rivoli fin dalla nascita, nonché il “vigneron” di questa affascinante città”.

Nella sua vita coraggio e un pizzico di pazzia sono due facce della stessa medaglia: dopo un primo percorso nell'istruzione e nell’industria meccanica, nel 2014 ha intrapreso un nuovo progetto di vita indirizzando energia e risorse verso l’agricoltura, più precisamente nella viticoltura.

L’industria meccanica – afferma Paolo – non faceva per me. L’idea che in questo periodo storico si possa osare, e un grande amore per le viti e il vino, mi hanno convinto ad accantonare le sicurezze ed a seguire una passione che non è solo mia, ma anche di mio papà e di mio nonno. E proprio mio nonno è la figura che ispira questa impresa: per una vita ha amato le viti ma per varie vicissitudini ha potuto dedicare loro amore e attenzione solo in modo amatoriale, prima a causa della guerra e poi per i bisogni economici successivi, per poi ricongiungersi alla sua vigna solo al termine della sua esistenza”.

Il nuovo cammino è iniziato con il corso di studi in “Viticoltura ed Enologia” e, nel 2016, con la creazione dell’Azienda Vitivinicola Pierro: nata da due mondi diametralmente opposti, si può più facilmente decifrare attraverso uno dei suoi motti: “viticoltore per passione, produttore per professione”. “Solo la passione infatti – precisa Paolo – può darti il coraggio di dar seguito alla tua vocazione”.

Paolo Pierro in vigna

La ragion d’essere del progetto data al 1266, l’anno della più antica testimonianza scritta della produzione di Nebbiolo: in un rotolo di pergamena riguardante i resoconti della Castellania di Rivoli, oggi conservato nell’archivio storico di Torino, era riportata la seguente frase: “De exitu vinearum de nibiol hoc anno (1266) ccc sexstari”, e cioè “La produzione di Nebbiolo dell’anno è di 125 Hl”

Questa frase certifica che Rivoli è la prima culla italiana conosciuta del Nebbiolo, un vitigno che l’azienda Pierro dal 2017 ha riportato a nuova vita impiantando due nuove vigne sulla collina morenica. Posso dire – afferma Paolo con orgoglio - che dopo “appena” 750 anni, e tanti sacrifici da parte nostra, il Nebbiolo è ufficialmente tornato a casa sua”.

Le Vigne ed i Vini

A Rivoli accanto ai nuovi impianti di Nebbiolo, cioè Vigna Raffaele e Vigna Angiolina, nel 2020 nasce poi Vigna Carmela, impianto di Baratuciat, vitigno autoctono a bacca bianca della bassa Val Susa salvato dall’oblio pochi anni fa e di cui Paolo è un fiero sostenitore, essendo socio fondatore dell’associazione che lo tutela.

La partenza della produzione rivolese si deve ad una piccola realtà recuperata dall’abbandono, Vigna Renata, in cui l’azienda produce il Morenico, vino rosso da aperitivo, e il Punto zero, simbolo della difficoltà d’iniziare dal nulla.

Rivoli è l’epicentro del progetto ma, “per necessità ed opportunità”, l’azienda è presente in altri due territori. Il pinerolese, dove in Vigna Milva nel comune di Macello produce il Masel, elegante 100% barbera, e la montagna di Borgone, dove nella vecchia Vigna Ederina, l’ultima rimasta con la totalità dei pali in pietra e dove la viticoltura è quasi come quella dei nostri nonni, cioè tutta manuale, elabora il San Nicolao, un incredibile blend di Barbera e Nebbiolo.

Infine viene vinificato il dolcetto, il Bocèt, un vino che trova sempre posto in tutti i banchetti.

Pierro Vini

Per me – conclude Paolo – l’unica agricoltura possibile è quella che nasce dall’alleanza tra l’uomo e la natura, quindi cerco di seguire le tradizioni che i nostri avi hanno costruito in queste terre con successo.

Come fatto con il Nebbiolo, grazie al documento scritto che ne attesta il primato, e con il Bararuciat, originario tra Almese e Villarbasse, portiamo anche avanti il recupero di un’altra varietà di vite autoctona, la “Brunetta di Rivoli”. Per ora siamo ai primordi di questo progetto, ma speriamo che possa avere lo stesso successo del recupero del Baratuciat”.

La prima vendemmia del Nebbiolo di Rivoli è avvenuta nel 2019, ed ora il vino sta effettuando un invecchiamento in barrique. Siamo quindi ancora lontani dallo scoprire il primo risultato del progetto più importante, ma forse già nel 2021 si potrà stappare la prima bottiglia di Nibiol, ed è allora che si potrà scrivere nuovamente: “Ripulae: De exitu vinearum de nibiol hoc anno (2019) xii sexstari”.

Pierro

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