Paolo Listello brillano gli occhi quando, nel suo laboratorio di Caselette, ci racconta la sua storia. “In pochi conoscono questa bevanda, e molti addirittura credono che sia un sidro di mele. In realtà il suo nome deriva dal greco hydor (acqua) e meli (miele), e si ottiene appunto dalla fermentazione di una miscela di acqua e miele, che con questo processo raggiunge una gradazione alcolica intorno ai 13 gradi. Alla fermentazione segue la fase di chiarifica e di filtraggio, e poi quella di affinamento nei tini, dopo di che è pronto per essere imbottigliato”.

L'idromele è la più antica bevanda alcolica prodotta dall'uomo: ne fecero uso Egizi, Celti, Greci, Romani e Germani. Era definita la “Bevanda degli Dei”, e secondo la mitologia celtica chi la beve può raggiungere l'immortalità. Anche il termine "Luna di miele" deriva da questa bevanda: fino alla fine del medioevo veniva consumata dagli sposi nel mese lunare successivo alla cerimonia, nella convinzione che potesse dare forza alla coppia nella procreazione di eredi maschi.

Idromele dei Taurini

Pur avendo radici antichissime, attualmente l’idromele è tra le bevande alcoliche meno conosciute, specie in Italia. “Quando ho iniziato non esistevano molte esperienze o prodotti di riferimento, né testi da consultare, e quindi ho dovuto fare molte prove. Ogni idromele conserva dentro di sé gli aromi e i profumi dei pollini e dei nettari bottinati dalle api nel corso della bella stagione, perciò occorre procedere oculatamente nella scelta dei mieli da impiegare. Nel 2006, quando ho raggiunto il livello e la qualità che cercavo, ho aperto l'azienda, che fino allo scorso anno gestivo contemporaneamente al mio lavoro di geometra”. È da quest'anno però che Paolo ha fatto il grande salto, dedicandosi al 100% all'Idromele dei Taurini che intanto si è trasformato in azienda agricola e produce in proprio il miele necessario alla fermentazione. 

Idromele dei Taurini

L'idromele può essere consumato come aperitivo, nel dopo pasto come vino da meditazione oppure associato ai formaggi, sopratutto erborinati, ai gamberoni alla griglia oppure ai dolci: cioccolato, pasticceria secca, caldarroste. Ottimo per sfumare un risotto al gorgonzola, per realizzare lo zabaione ed in genere per sostituire nelle ricette il marsala. Riscaldandolo, con o senza chiodi di garofano, si ottiene una sorta di vin brulè.

Accanto all'Idromele Classico, ottenuto con una miscela di mieli con prevalenza di millefiori, Paolo propone l'Idromele barricato in botti di rovere oppure di acacia, l'Idromele frizzante, assimilabile al moscato, e l'Idromele al miele di tiglio.

Idromele dei Taurini

SanBajon

Zabaione all'Idromele

Lo zabaione è una crema dolce a base di tuorli d'uovo, zucchero e vino. Introdotta nel XVI secolo a Torino, all’inizio fu chiamata crema di San Baylon per ricordare lo spagnolo padre francescano Pasqual Baylon Yubero, che visse nella seconda metà del 1500 nella chiesa dell'odierna via Pietro Micca a Torino, divenuto poi santo protettore di cuochi e pasticceri.

Lo zabaione di Idromele dei Taurini deriva dalla ricerca di utilizzare l’idromele nelle ricette della tradizione, e proprio per questo viene chiamato con il suo antico nome SanBajon. Nella preparazione si utilizzano idromele, zucchero, uova pastorizzate ed omogeneizzate e amido di riso, ed è quindi privo di glutine. Secondo la tradizione piemontese lo zabaione va consumato caldo ed è ottimo come dolce di fine pasto e come energetico, degustato con il panettone, con i canestrelli e le paste di meliga, nel caffè, sulla cioccolata calda ed accompagnato a formaggi stagionati.

Idromele dei Taurini

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