Monte Musinè

Il Monte Musinè è una montagna alta 1.150 m che interessa i comuni di Caselette, Almese e Val della Torre. Dalla sua cima si gode di un'incredibile vista sulle montagne valsusine e sulla bassa Valle di Susa, dominata dal Monte Pirchiriano e dalla Sacra di San Michele. 

Si pensa che il suo nome derivi dal piemontese Mont Asinè (monte degli asini), ma in realtà, già dal medioevo, il Musinè veniva indicato nei documenti come mons Vicinea (nel 1020), Vesenius (intorno al 1150), Vixinerius (nel 1302): varianti di un unico termine derivato da Vicuc, villaggio. Era infatti la "montagna del villaggio", di notevole importanza per la comunità di Caselette, che la utilizzava per la raccolta di frutti selvatici ed erba, acqua, risorse minerarie (grazie alla presenza di magnesite) come terreno da pascolo e riserva di legname. 

Alba sul Musinè - Federico MilesiAlba sul Musinè - Federico Milesi

 

La montagna è da sempre al centro di miti e leggende: di notte lungo i pendii del Musinè si accenderebbero bagliori improvvisi, che potrebbero essere fulmini globulari dovuti all’altissima componente ferrosa delle rocce che costituiscono il monte. Salendo in effetti è facile notare il colore rosso bruno delle rocce ferrose che, presenti in grande quantità, addirittura possono impedire il corretto funzionamento delle bussole.
C'è chi dice che le luci sono dovute ad astronavi extraterrestri, che avrebbero impiantato addirittura una base segreta all’interno della montagna. Altri sostengono che qualche parte vi sarebbe una grotta nascosta, sorvegliata da un drago, e un’ulteriore leggenda vuole che ai piedi del monte si sia svolta la battaglia nella quale l’imperatore Costantino sconfisse l’esercito di Massenzio, dopo aver visto in cielo la scritta “in hoc signo vinces” .

Il Musinè, attorno a cui sono stati rinvenuti resti di insediamenti risalenti all’età del bronzo e del ferro ed i ruderi di due ville di epoca romana, è sicuramente una montagna legata alla religione. Lo testimoniano l'alta croce bianca in cemento armato eretta nel 1901 e restaurata recentemente ed il vicino santuario di Sant'Abaco, edificato nel 1860 sul sito di una precedente cappella medievale. Lungo il percorso che conduce in cima sono inoltre posizionate delle cappellette che rappresentano le stazioni della Via Crucis

La zona costituisce una delle più importanti oasi xerotermiche della regione, con una fauna di invertebrati ricchissima ed esclusiva. Il sentiero più frequentato per giungere in vetta parte dal campo sportivo di Caselette; prima raggiunge il santuario di Sant'Abaco e poi si inerpica dietro al santuario percorrendo integralmente la cresta sudest, arrivando in cima in circa due ore. Altri sentieri salgono inoltre da Almese, Rivera, Milanere o dalle varie frazioni di Val della Torre. 

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