Via col Vino 13: Cosa abbiamo imparato dalla trazione animale



Monday, September 3, 2018 - 17:15

di Elena Amprimo e Fulvio De Marchi

La trazione animale è stato uno dei temi ricorrenti di tanti discussioni con i vignaioli incontrati durante il nostro viaggio. In Francia, infatti, il ricorso all’utilizzo di muli e cavalli in agricoltura è piuttosto diffuso e la trazione animale oggi non è più sinonimo di ritorno al passato, ma rappresenta una proposta concreta per un'agricoltura ecosostenibile: nella cura del suolo delle vigne, nella coltivazione degli ortaggi e per i lavori con il legname nel bosco.

Per quanto riguarda i viticoltori non si tratta solo di piccole realtà, ma anche di cantine tra le più famose al mondo, come il Domaine de la Romanée Conti in Borgogna, consapevoli che la qualità del vino dipende dalla salubrità del suolo. Queste aziende preferiscono alle macchine agricole gli zoccoli che massaggiano il suolo con delicatezza, senza uccidere lombrichi e altre forme di vita, facendo respirare le zolle e mantenendo il terreno vitale e permeabile. Questi vignaioli sostengono che il suolo calpestato dagli zoccoli e non dalle ruote delle pesanti macchine agricole permette alle viti di sviluppare radici migliori, ne favorisce la longevità e, mentre aria ed acqua circolano meglio nel terreno, la resa delle vigne aumenta.

I produttori che scelgono la trazione animale ci spiegano che, grazie all’agilità di muli e cavalli, riescono a fare un lavoro di precisione che non sarebbero in grado di replicare con un trattore moderno, e, inoltre, possono raggiungere e lavorare anche terreni coltivabili inaccessibili per i mezzi meccanici. Inoltre, tra le ragioni economiche per questa scelta ci sono anche il risparmio sui combustibili, sui costi di manutenzione e riparazione delle macchine agricole, oltre che sull’acquisto di concime (un suolo vivo e permeabile, ha infatti, molto meno bisogno di fertilizzanti).

Lavorare la terra con il cavallo permette di creare un’intesa particolare ed una relazione profonda con l’animale, in cui i gesti contano più delle parole. Il cavallo risponde positivamente ad un trattamento corretto regalando amicizia, fiducia e benessere reciproco. Per nessuno dei vignaioli o degli operatori che abbiamo conosciuto l’animale rappresenta solo una semplice forza motrice o uno strumento di lavoro. Questo tipo di agricoltura implica un concetto di sostenibilità non solo dal punto di vista ecologico ed economico, ma anche sociale perché fa riferimento ad un sistema di valori e stili di vita che si pongono in netto contrasto con la cultura imperante della velocità, del profitto e del consumismo.

Avvalersi della trazione animale non significa solo un ritorno al passato, ma comporta anche un investimento tecnologico per aiutare l’agricoltore ad evitare la fatica di “una volta“. Abbiamo scoperto che in Francia è molto conosciuto un imprenditore italiano, Albano Moscardo, che produce attrezzature leggere, efficaci e maneggevoli per svolgere lavori in tutti i contesti agricoli e boschivi, in modo da poter essere usate anche da donne che sempre più si avvicinano a questo settore.

In questi mesi abbiamo conosciuto molte persone che lavorano con muli e cavalli e tre di loro ci hanno insegnato le basi di questo vecchio mestiere: ecco le loro storie.

Richard, dopo aver gestito per anni un negozio di alimentari insieme alla moglie Marceline, ha deciso di dedicarsi alla sua passione per i cavalli trasformandola in un mestiere ed oggi, con i suoi cinque bellissimi cavalli Comtois, lavora le vigne e accompagna turisti e non alla scoperta della Camargue in calesse.

Thomas, figlio di un allevatore di asini Poitou vicino a Bordeaux, ha coltivato fin da piccolo la passione per i possenti muli Poitevine con i quali ha iniziato a lavorare nei boschi, per poi passare alle vigne di Bordeaux, Languedoc e Savoia. Ora Thomas è un vero esperto nel suo settore e, oltre ad allevare e vendere muli in tutta la Francia, elabora e realizza strumenti per cercare di sostituire il più possibile il mulo al trattore in tutti i contesti agricoli.

Infine Pierre, ex allevatore di mucche e capre e produttore di formaggi, ha scelto una decina di anni fa di riportare la trazione animale nelle vigne e negli orti della Savoia con i suoi due comtois. Fin da subito il suo lavoro è stato apprezzato soprattutto dai vignaioli, che hanno scoperto tutti i pro di questo sistema di lavoro tradizionale. Così, Pierre, ora vicino alla soglia della pensione, sta cercando qualche giovane che lo affianchi nel lavoro, che aumenta di anno in anno, e che possa portare avanti la sua azienda “Les gros sabots”.

Abbiamo trascorso da Pierre le ultime due settimane del nostro viaggio in Francia e, dal momento che al mese di agosto non si effettuano più lavori in vigna, ci ha fatto partecipare ad interventi di esbosco con il suo bravissimo Viaduc. Per noi è stato molto interessante capire come fare per sfruttare al massimo la forza dell’animale cercando di ridurre al minimo la sua fatica utilizzando sistemi di carrucole e leve. E’ stato emozionante scoprire ed utilizzare un carretto porta tronchi degli anni ’40, perfettamente conservato, che permette, con un gioco di leve, di trasportare tronchi molto lunghi e pesanti distribuendo il peso in maniera equilibrata sulle ruote. Questo sistema fa sì che il cavallo non si ritrovi a sostenere il peso del tronco, ma solo a trainarlo.

La nostra bellissima esperienza con la trazione animale ci ha insegnato che, a volte, per ottenere risultati migliori è necessario imparare dal passato, piuttosto che affidarsi al progresso tecnologico. Ci auguriamo che presto anche in Italia sempre più vignaioli ed agricoltori scelgano questo sistema di lavoro veramente ecosostenibile, apprezzandone tutti i benefici.

 

TORNA SU