Via col Vino, un primo bilancio



Tuesday, July 3, 2018 - 11:15

di Elena Amprimo e Fulvio De Marchi

Dopo quasi quattro mesi on the road, 9000 km percorsi tra i vigneti del Markgraeferland e della Franconia in Germania e di Alsazia, Borgogna, Champagne, Savoia e Loira in Francia, é arrivato per noi il momento di fare un primo bilancio su ciò che abbiamo imparato dai vignaioli, con cui abbiamo lavorato in vigna ed in cantina, e durante le piacevoli degustazioni e serate in compagnia di ristoratori ed appassionati di vini naturali (o «onesti», come amano definirli alcuni).

Ci siamo accorti che i concetti ricorrenti nelle varie conversazioni, indipendentemente dalla regione geografica, sono sempre passione, rispetto e condivisione.

La passione é quella per il territorio ed il proprio lavoro. Ciò fa sì che il risultato della viticultura e della vinificazione sia un vino unico, perché diverso ogni anno. Non solo un’espressione del terroir, in cui ben si riconosce la mano del vignaiolo, ma anche un prodotto di cultura e di aggregazione sociale.

Il rispetto é innanzitutto nei confronti della natura e dei suoi tempi. Nasce da un’attenta osservazione nel vigneto con lo sguardo umile di chi lo conosce profondamente, ma pensa di avere sempre qualcosa da imparare e, soprattutto, ha l’obiettivo di valorizzarne le tipicità e rendere l’intervento umano il meno invasivo possibile. Rifiutare l’utilizzo di prodotti chimici di sintesi in vigna e di additivi in cantina significa per il vignaiolo non solo lavorare in un contesto più salubre, anche se spesso a scapito di una maggiore produzione (e guadagno), ma anche proporre al consumatore finale un vino che non contenga elementi dannosi per la sua salute.

La scelta di praticare una viticultura sostenibile comporta, inoltre, un maggior ricorso al lavoro dell’uomo e del cavallo che si sostituiscono il più possibile alle macchine con risultati decisamente migliori in termini di qualità. La maggiore necessità di manodopera si traduce quindi in posti di lavoro, in buona parte stagionali e concentrati nei mesi da maggio a luglio e poi nel periodo della vendemmia.

Il sempre più frequente ricorso alla trazione animale per la lavorazione del terreno ha contribuito a far nascere corsi di formazione per i giovani che si interessano a questo settore, in cui si aprono sempre maggiori possibilità lavorative. Tanti dei vigneron che abbiamo conosciuto non possiedono dei cavalli ma ricorrono a professionisti per lavorare le proprie vigne. In Savoia abbiamo incontrato uno di questi: Pierre, un gentile signore vicino all’età della pensione, che ci ha raccontato come anno dopo anno stia aumentando il numero di agricoltori che richiedono l’intervento suo e del suo cavallo nei loro appezzamenti. Per questo motivo Pierre si fa aiutare da una collaboratrice durante la stagione di maggiore attività e cerca qualcuno a cui trasmettere il suo sapere prima di abbandonare l'attività. Pierre ci ha spiegato che, benché normalmente un cavallo possa lavorare 6 ore al giorno, lui cerca di non superare mai le quattro ore: ecco che ancora una volta si parla di rispetto.

Il rispetto per i propri dipendenti é parte integrante della filosofia di tanti vignaioli naturali che abbiamo incontrato, i quali sostituiscono alla creazione di una gerarchia e alla competizione, che si risontrano in tanti luoghi di lavoro, la collaborazione e la valorizzazione delle differenze. Quando si acquista un vino naturale bisognerebbe considerare che si sta pagando il lavoro dell’uomo e dell’animale, nel rispetto dell’ambiente, piuttosto che quello di una macchina o di un’industria. E allora perché non scegliere una bottiglia di vino naturale piuttosto che contribuire al mercato del vino convenzionale?

La condivisione é un altro aspetto fortemente legato al mondo dei vignaioli biodinamici e naturali. Si intende non solo la condivisione delle esperienze lavorative ed il continuo confronto con i colleghi, ma anche la collaborazione per iniziative di comunicazione e commerciali o per effettuare lavori specifici.

La nostra ricerca, non solo di produttori, ma anche di ristoranti e bar à vin che scelgono di avere solo vini biodinamici o naturali, ci ha portati a scoprire che, nonostante la conoscenza dei vini italiani in Francia sia minima (i francesi, purtroppo, bevono quasi solo vini francesi), molti dei professionisti che abbiamo conosciuto hanno invece l’interesse di conoscere e far conoscere vini e prodotti italiani (olio, farina, pasta ecc…) provenienti da piccole realtà che lavorano nel rispetto della natura e dell’uomo. Questa é stata per noi anche l’occasione per parlare dei nostri amici produttori ai quali abbiamo chiesto di inviare dei campioni; ci auguriamo che questi prodotti vengano apprezzati dai francesi e possa iniziare una collaborazione commerciale.

Mentre scriviamo queste righe siamo a Pineuilh, nel departement de La Gironde, vicino a Bordeaux. In questa regione vinicola, dove vengono prodotti i vini più famosi (e costosi!) al mondo, abbiamo imparato che, nonostante qui si riscontri il più alto livello di utilizzo di prodotti chimici di sintesi in Francia, non é persa ogni speranza: esistono infatti cinquanta vignaioli biodinamici, tra i quali Château Pré la Lande, che ci ospita, Chateau Champ de Treilles e Gregoire Rousseau, che ci hanno aperto le porte delle loro cantine.

La nostra prossima meta sarà vicino a Montpellier e, in attesa di raccontarvi i prossimi sviluppi del nostro viaggio, brindiamo con un bel Bordeaux, ovviamente biodinamico…!

 

 

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