La leggenda del Dahu, l'animale che ha le zampe asimmetriche: più corte quelle a monte per maggiore stabilità

Di lui si sentono i racconti nei rifugi montani, oppure lo si vede raffigurato su graffiti e dipinti: come molte altre creature misteriose abita luoghi poco accessibili, dove la sua esistenza è certificata solamente dalle testimonianze di chi ha avuto la fortuna di incontrarlo (o crede di averlo fatto...).

Il dahu (si pronuncia daù) è un animale di cui raccontano le popolazioni montane di tutta Europa, la cui leggenda è probabilmente ispirata dall'incontro con animali anomali o inconsueti, come lo stambecco bianco del Rocciamelone, salito agli onori della cronaca nelle scorse settimane. Il suo aspetto varia a seconda delle zone: alcuni lo dipingono come un cervide affine a stambecchi e camosci, altri come un incrocio tra un tasso ed una capra, altri ancora come ibrido tra volpe e camoscio. Tali differenze sembrano però dipendere - dicono i maligni - più che dal luogo dell’avvistamento dal tasso alcolico del testimone oculare.

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Figlio della tradizione popolare di montagna, questo animale misterioso ha come prerogativa principale quella di avere zampe asimmetriche: quelle a valle sono infatti più lunghe di quelle a monte, cosa che gli consente una eccezionale stabilità anche sui pendii più scoscesi ma nello stesso tempo lo costringe a procedere sempre nella stessa direzione.

In base alle caratteristiche morfologiche i dahu si distinguono in due categorie: quelli con le zampe destre più corte (dahu destrogiro, che percorre la montagna girando sempre in senso orario) e duelli con le zampe sinistre più corte (dahu levogiro, che la percorre sempre in senso antiorario).

Dahu destrogiro (a sinistra) e dahu levogiro secondo il sito "Terre del Dahu"

Dahu destrogiro (a sinistra) e Dahu levogiro (dal sito "Terre del Dahu").

 

Tuttavia esistono anche raffigurazioni ove sono le zampe anteriori ad essere più corte delle posteriori, per favorire la salita lungo i pendii, oppure viceversa, per agevolare la discesa.

Secondo la leggenda giungendogli alle spalle e chiamandolo per nome l'animale, essendo per natura piuttosto curioso, voltandosi perderebbe l'equilibrio, precipitando nel vuoto. Sarebbe dunque stata la diffusione dell'escursionismo in montagna a portare questo animale quasi alla scomparsa: la frequenza di incontri umani e le conseguenti innumerevoli chiamate avrebbero infatti sterminato la maggior parte degli animali.

Si dice che il dahu fosse ghiotto di bacche di ginepro, mentre un'altra particolarità è legata alla sua riproduzione: pur essendo infatti apparentemente un mammifero, il dahu depone le uova. I suoi cuccioli però non sono visibili fino ai 15 anni, poiché fino ad allora rimangono al sicuro dentro al marsupio materno, dal quale escono soltanto quando sono spinti dalla voglia di riprodursi.

Il Dahu in una rappresentazione di Philippe Semeria (Wikipedia).

Il Dahu in una rappresentazione di Philippe Semeria (Wikipedia).

 

Se mai vi capitasse di incontrare un dahu non vi sarà possibile capirne il sesso di appartenenza: maschi e femmine non sono infatti distinguibili tra loro. Per questo la leggenda dice che spesso coppie dello stesso sesso tentino di riprodursi, ovviamente senza successo: anche la crisi della natalità, insieme alle cadute, è una delle cause che ne avrebbero ridotto il numero.

Inoltre, i figli dei dahu destrogiri nasceranno sicuramente sinistrogiri e viceversa. Per questo una volta abbandonato il marsupio i piccoli saranno costretti a prendere la direzione opposta a quella della mamma, ed in caso di ripensamenti circa l'opportunità di avventurarsi nel mondo la scelta di tornare indietro sarebbe anche in questo caso fatale.

Un'altra caratteristica del dahu (ed in realtà di quasi tutti gli animali mitologici...) è la grande timidezza: è infatti quasi impossibile vederne uno, men che mai fotografarlo o filmarlo. Anche per questa ragione c’è chi è convinto (addirittura!) che il dahu non esista, o che sia completamente estinto.

Lo scheletro del Dahu.

Ecco come è immaginato lo scheletro del Dahu.

 

Il dahu è conosciuto sia sulle Alpi che sui Pirenei, ma in altre località esistono anche altri "animali chimera": il Wolpertinger in Baviera, l’Haggis selvatico in Scozia, il Jackalope in Nord America, lo Skvader in Svezia.

In Italia numerose sono le leggende che riguardano questo animale, che spaziano dalle Alpi Lombarde a quelle Marittime. Il Museo delle Alpi, all’interno del Forte di Bard, in Valle d'Aosta, dedica uno spazio apposito a questo animale, mentre a Caprie esiste un percorso di arrampicata che si chiama la Falesia del Dahu.

Nel 2005 il dahu è stato simbolo dei Campionati mondiali di Mtb di Livigno, e due anni dopo è diventato la mascotte dell'Universiade invernale di Torino. A giudicare dal logo si trattava però di dahu non levogiri o destrogiri ma eretti, con le zampe anteriori più corte rispetto alle posteriori: per questo più che animali mitologici sembravano conigli.

I comuni di Perosa Argentina, Roure e Fenestrelle in Val Chisone, e Pomaretto in Val Germanasca, hanno dato vita ad un progetto di valorizzazione del territorio che si chiama "Terre del Dahu". In questo caso l'animale mitologico è diventato il simbolo del rilancio di un territorio dal punto di vista turistico ed enogastronomico, attraverso un sito internet ed un marchio che caratterizza alcuni prodotti tipici.

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