La storia del monumento alla civiltà alpina di Mocchie, e dello spopolamento della montagna condovese

Una donna, curva sotto il peso di una gerla. Il Monumento alla civiltà alpina, collocato sulla piazza antistante la chiesa di San Saturnino di Mocchie, simboleggia bene il peso, la fatica, il sacrificio della gente di montagna.

Realizzato ad opera dello scultore Tarcisio Manassi, domenica 1 settembre 2019 festeggerà il quarto di secolo: la sua inaugurazione ufficiale risale infatti al 25 giugno 1994, quando la statua fu benedetta dall'allora Vescovo di Susa, monsignor Vittorio Bernardetto al termine della messa.

L'idea di erigere un simile monumento nacque da Luciano Midellino, all'epoca assessore alla montagna del comune di Condove, di concerto con lo scultore e con il consigliere regionale Mario Paris. Per realizzarlo venne costituito un comitato promotore di cui, oltre a Midellino e Paris, facevano parte due rappresentanti della Comunità Montana bassa valle di Susa e val Cenischia (Enrico Castagneri e Franco Bachetti) ed il segretario Coldiretti Valsusa, Pier Paolo Davì, integrati da due rappresentanti nominati dal consiglio regionale, ovvero l'architetto Giovanni Picco ed il senatore Tullio Benedetti.

Monumento alla civiltà alpina

"Ogni comune montano del Piemonte - scrivevano Picco e Paris nella proposta di legge n. 594 volta ad ottenere un contributo regionale - sarebbe degno di ospitare un monumento alla civiltà alpina. Ma la localizzazione nel comune di Condove, sul piazzale antistante l'antica chiesa parrocchiale della frazione Mocchie, ad un'altezza di 981 m sul livello del mare, non è solo giustificata dal fatto che l'iniziativa è nata in Condove, ma anche perché Mocchie, un tempo comune, così come Frassinere, rappresenta un caso emblematico, come tante altre zone del Piemonte, dello spopolamento della montagna".

A supportare questo convincimento, una serie di dati inconfutabili. Mocchie e Frassinere, i comuni della montagna di Condove autonomi fino al 1936, passarono infatti dai 4328 residenti del 1901 ai 2131 del 1951, scendendo poi ancora precipitosamente: i 1220 residenti del 1961 divennero 614 dieci anni dopo, calando ulteriormente a 412 nel 1981, 381 nel 1984, per ridursi infine a 378 abitanti nel 1989.

Va comunque detto che, già a partire dagli anni 60 e 70 del secolo scorso, la residenza spesso veniva mantenuta principalmente per questioni burocratiche e fiscali: il comitato promotore stimava che, già nel 1989, dei 378 residenti i veri abitanti fossero poco più di 200.

Oggi i residenti delle borgate montane che componevano i comuni di Mocchie e Frassinere si sono ulteriormente ridotti a 309 (237 Mocchie e 72 Frassinere), ma negli ultimi anni la tendenza allo spopolamento pare essersi arrestata, e si registrano anche casi interessanti di giovani che hanno scelto di tornare a risiedere (e in alcuni casi anche a lavorare) nelle borgate

Mocchie (foto wikipedia)

Mocchie (foto Wikipedia)


Il comitato promotore pose inoltre l'accento anche sulle sei parrocchie distribuite tra Mocchie e Frassinere, di cui ne rimaneva una sola, con un prete volante che si destreggiava tra le sedi e celebrava la messa solo la domenica. E sulla riduzione della popolazione scolastica: nel 1930-1931 le sedi che accoglievano i 400 alunni erano 10, e rimasero tali fino al 1950/1951, pur essendo sceso nel frattempo il numero degli scolari a 174. Nel 1960/61 le sedi scolastiche si ridussero a 9, con 118 alunni, scendendo poi a 5 nel 1969/70 (33 alunni) e riducendosi ad una sola nel 1979/80, con 11 alunni. Dagli anni 80 i pochi scolari residenti scendono a valle con lo scuolabus, frequentando le lezioni presso l'istituto di Condove.

"La valle, da sempre crocevia europeo, ha vissuto e ancora vive lo spopolamento montano, ma a testimoniare un glorioso passato sta quel monumento in bronzo, che riproduce la civiltà e la cultura della povera gente" scriveva Paris in una lettera ad un giornale locale nel 1990, motivando le ragioni che spingevano il comitato a realizzare il monumento.

Un monumento che prima della sua realizzazione fu anche oggetto di polemiche: le cronache giornalistiche dell'epoca raccontano infatti di una maggioranza consiliare condovese spaccata su quella che da alcuni era ritenuta una spesa eccessiva. Tuttavia i contrasti si spensero, e la Regione Piemonte nel novembre 1991 autorizzò un finanziamento di 50 milioni di lire, di cui 30 per il monumento e 20 per la sistemazione del piazzale su cui sarebbe stato collocato.

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Il bozzetto dell'artista Manassi trovò attuazione nella realizzazione della fonderia artistica fratelli Barberis di Torino e, grazie al supporto dell'amministrazione provinciale, della Comunità montana bassa valle di Susa e val Cenischia, della Cassa di Risparmio, della Cogefi e del guppo Ana di Condove, che contribuirono al finanziamento economico della parte mancante, la piazza di Mocchie vide finalmente riconosciuti ed omaggiati, con una bella opera artistica, gli sforzi della popolazione montanara.

Sacrifici di gente che, in silenzio e con tanta dedizione, non soltanto su quella condovese ma anche in altre realtà montane, lavorava in un contesto difficile, senza mai lamentarsi.

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