Il gallo forcello, l'uccello dalla caratteristica parata nuziale che vive nei boschi d'alta quota

Il gallo forcello o fagiano di monte (Tetrao tetrix) vive tra i 1600 ed i 2 mila metri di altitudine nella parte superiore del bosco, dove le conifere iniziano a diradarsi lasciando spazio a rododendri, ontani e mirtilli (foto di Dante Alpe).

Appartenente alla famiglia dei tetraonidi (animali con quattro artigli per zampa), è caratterizzato da un evidente dismorfismo sessuale: mentre nel maschio le piume sono di colore nero-azzurro piuttosto scuro e le ali sono bordate di bianco, nella femmina il piumaggio, sui toni del ruggine, è striato di nero con barre bianche.

Gli occhi sono bruni, con pupille nero-turchine. Nero è anche il becco, così come le zampe, dotate di piccole escrescenze cornee laterali che gli permettono di aumentare la superficie di appoggio sulla neve. Per sopportare meglio il freddo invernale il gallo forcello è dotato inoltre di piume a doppio strato e narici piumate.

Galli forcelli

Sopra gli occhi il maschio ha due caruncole rosse, escrescenze carnose di colore rosso vivo, assenti negli esemplari femminili, che sono maggiormente evidenti nella stagione amorosa. Gli esemplari giovani sono facilmente riconoscibili avendo un colore nero meno brillante e piume del capo, del collo e del dorso contraddistinte da venature rossastre.

La coda, composta da 18 penne, nella femmina è leggermente intagliata, mentre nel maschio la disposizione curva delle penne assume una forma di mezzaluna, che la rende simile ad una lira. Questa biforcazione gli è appunta valsa la denominazione di gallo forcello.

Un maschio di gallo forcello pesa poco più di un chilogrammo e misura in media 60 centimetri, cui si aggiunge la coda di circa 18. Nel maschio ogni ala è lunga 30 centimetri, per una apertura alare di 90 centimetri, mentre le femmine sono leggermente più piccole.

La silhouette di un gallo forcello (Maria Rita Brun)

Gallo forcello su un albero (Maria Rita Brun).

 

In Italia il gallo forcello è diffuso unicamente nell'arco alpino, dal quale non si allontana, ed il suo habitat ideale è a quote piuttosto elevate. Per ripararsi dal freddo invernale scava buche nella neve, con lunghi cunicoli nei quali si rintana, limitando i movimenti per non disperdere preziose energie. D'estate invece lo si può individuare lungo i pendii freschi esposti a nord, intento a beccare lamponi, mirtilli e more.

La sua dieta è ricca e varia: gemme, rami di mirtillo e rododendro, cui si aggiungono, nella stagione invernale, quando tutto è ricoperto di neve e la ricerca del cibo diviene più difficile, aghi di pino e abete, gemme di sorbo degli uccellatori e ontani, rami di larice e vegetali vari. Per garantire un buon sviluppo ai pulcini e agli esemplari più giovani il gallo forcello fornisce loro farfalle, cavallette, lumache, vermi, insetti e larve che cattura con il suo becco.

E’ un animale piuttosto difficile da avvistare, in quanto è molto timido ed attento a non esporsi a situazioni rischiose.

 

In amore è feroce e combattivo

La stagione degli amori inizia in genere a fine marzo e prosegue fino a maggio. In questo periodo la voce del gallo, simile ad un soffio, diventa decisamente più potente. Dopo il canto iniziale di richiamo si assiste ad una vera e propria parata nuziale, nella quale l’animale allunga la testa in alto richiamando l’attenzione della compagna con una serie di mosse del capo a scatti.

Le competizioni tra maschi sono decisamente aggressive e si svolgono in vere e proprie arene prive di vegetazione, dove l’esemplare più forte avrà la meglio. Gli sfidanti gonfiano il petto, aprono la coda a ventaglio e si beccano l’un l’altro battendo le ali, spesso ferendosi seriamente.

Due galli nell'arena (Dante Alpe)

Due galli in un'arena ancora innevata (Dante Alpe).

 

Il maschio non è monogamo e feconda più femmine, che depongono da 4 a 10 uova, che si schiuderanno dopo un periodo di poco inferiore al mese. Ad occuparsi della preparazione del nido è la femmina da sola: essa scava il terreno dopo aver individuato zone protette; dopo la deposizione delle uova si dedicherà alla cova con costanza, riservando cure ed attenzioni ai piccoli anche dopo la schiusa, in genere fino al tardo autunno.

Su tutto l'arco alpino si stanno moltiplicando le campagne di sensibilizzazione per tutelare questa specie, i cui popolamenti risultano minacciati dagli sport invernali. Pertanto è buona norma seguire le tracce già segnate, ad esempio restare lontano dal bosco e dagli arbusti, perché è proprio lì che si potrebbero incrociare le loro zone di "rifugio" dell'animale. 

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La legge venatoria piemontese, per tutelare la specie, prevede prelievi contingentati sia come arco temporale che come unità cacciabili (solo di genere maschile). A mettere a rischio la sua sopravvivenza, specialmente nel caso degli esemplari giovani, sono inoltre la predazione dei nidi ad opera di volpi, ermellini, faine, aquile e corvidi.

Ma un ruolo importante è rivestito anche dal clima: forti piogge e nevicate tardive dopo le schiuse possono creare problemi alle nidiate, così come la carenza di precipitazioni nevose impedisce agli adulti l’abituale difesa dal clima freddo, garantita loro proprio dai cunicoli scavati nella neve.

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