Il 30 e 31 luglio sessione di Terapia Forestale al Rifugio Levi-Molinari. Cercasi volontari

Il Rifugio Levi-Molinari di Exilles è stato selezionato per diventare una Stazione di Terapia Forestale, un progetto che nasce dalla collaborazione fra il CAI e il C.N.R. ideato per sviluppare la disciplina Shinrin–yoku (“bagno nella foresta”), medicina complementare nata in Giappone e basata sui benefici del bosco.

La ricerca è finalizzata a definire gli effetti della cosiddetta “terapia forestale” – immersioni in ambienti forestali guidate da professionisti quali psicologi, psicoterapeuti e altri specialisti – sulla sfera psicologica delle persone.

La ricerca contribuirà a migliorare – ci dicono i gestori del rifugio, Tiziana Di Martino e Marco Pozzi - il quadro delle conoscenze sulla Terapia Forestale rispetto a parametri rappresentativi della salute delle persone, in particolare della salute psicologica, nonché a qualificare sentieri e rifugi, prevalentemente del CAI, quali Stazioni di Terapia Forestale. La ricerca durerà in tutto 3 anni e parteciperanno a questa ricerca circa 1000 soggetti”.

Venerdì 30 e sabato 31 luglio verrà effettuata una sessione che vedrà impegnati diversi volontari che usciranno in passeggiata nella conca del Galambra accompagnati da una psicologa, un medico e il gruppo di ricercatori CNR e CAI. Ci sarà la possibilità di partecipare alle singole sessioni oppure ad una doppia sessione sperimentale con eventuale pernottamento al rifugio.

Rifugio Levi-Molinari

Informazioni ed iscrizioni sul sito del Rifugio Levi Molinari, tel. 0122/58241, mail info@rifugiolevimolinari.it.

Invitiamo tutti a non lasciarsi impressionare dai termini esperimento, volontari, terapia… - concludono Tiziana e Marco. - Detta così sembrerebbe un’esperienza impegnativa: in realtà cammineremo lungo un itinerario che non presenta nessuna difficoltà tecnica e ci regaleremo il tempo di imparare a respirare con il ritmo del bosco, calibrando i nostri passi nel rispetto della natura. Saranno giornate in cui ci metteremo in gioco, per sentirci parte dell’ambiente naturale e non soltanto ospiti”.

Condividi questa pagina