Il cotonificio e il villaggio Leumann di Collegno: tra lavoro e politiche sociali

Questa storia inizia quando Napoleone Leumann, precursore di una politica basata sulla collaborazione tra le classi sociali, nel 1875 insieme al padre Isaac trasferisce l'azienda di famiglia da Voghera a Collegno.

Isaac, originario del cantone svizzero di Turgovia, era arrivato a Voghera nel 1831, per lavorare come operaio nello stabilimento tessile dei fratelli Tettamanzi. Alla nascita di Napoleone, nel 1941, era da poco divenuto proprietario dell'impresa, che aveva alle dipendenze 105 operai. Nell'arco di un ventennio l'azienda, nel frattempo rinominata "Leumann e figli", li avrebbe incrementati raggiungendo le 500 unità.

Napoleone dette un gran contributo allo sviluppo imprenditoriale dell'impresa famigliare, e sposando Amalia Cerutti, erede del direttore e poi presidente della cassa di Risparmio di Voghera, si garantì l'accesso a crediti consistenti ed agevolati.

Quando a Torino vennero concessi terreni industriali a prezzo politico, per compensare il trasferimento della capitale d'Italia prima a Firenze e poi a Roma, la famiglia Leumann ne approfittò e trasferì l'azienda nella cintura torinese, mutandone anche la produzione e passando dalla lavorazione del lino a quella del cotone.

Napoleone Leumann

Napoleone Leumann.

 

Il nuovo sito produttivo venne creato a Collegno, dove era disponibile un ampio appezzamento e si poteva utilizzare manodopera locale specializzata. La sua collocazione era strategica in quanto, oltre alla possibilità di utilizzare i canali irrigui per la produzione di energia, era servita sia dalla linea ferroviaria Torino-Modane che dalla prima tranvia extraurbana italiana, la Torino-Rivoli, attiva dal 1871. Da Collegno la merce era facilmente trasportabile a Genova, per salpare sulle navi dirette in Oriente ed America.

Il Cotonificio Leumann si contraddistinse sia per le dimensioni e il prestigio che per il particolare nucleo residenziale, che assunse ben presto l'aspetto di un vero e proprio villaggio, noto come Villaggio Leumann. Qui la vita era di ottima qualità: i Leumann avevano infatti deciso di garantire alle maestranze non solo la possibilità di accedere alle abitazioni ma anche dei buoni servizi assistenziali e previdenziali, ed un'educazione ed un'istruzione adeguata per i figli.

Tutto questo si ripercuoteva sul lavoro: i prodotti che nascevano al Cotonificio si distinguevano per le pregevoli materie prime e per l'accuratezza delle lavorazioni, che consistevano in tessitura, tintura e finissaggio.

Operaie del Cotonificio Leumann

Operaie del Cotonificio Leumann.

 

Il villaggio

Il Villaggio Leumann, realizzato tra il 1875 ed il 1907, si componeva di due comprensori residenziali in stile Liberty posti a lato dello stabilimento tessile, per un'estensione complessiva di circa 60 mila mq. In origine al suo interno trovavano alloggio un migliaio di persone tra operai ed impiegati, con le rispettive famiglie. Ognuna delle abitazioni disponeva di servizi igienici e giardino condiviso al piano terra.

Una simile realtà necessitava dei servizi per la comuntà: a tale scopo sorsero la scuola elementare, una palestra, i bagni pubblici, ma anche una chiesa, il lavatoio, una cooperativa alimentare, un albergo, il Convitto delle giovani operaie, la mensa, l'ambulatorio, l'asilo nido, l'ufficio postale e un circolo sportivo.

Villaggio Leumann

Il Villaggio Leumann visto dall'alto.

 

La scuola, frequentata dai figli dei dipendenti ma anche da alcuni residenti collegnesi, era prestigiosa: dotata di una ricca biblioteca, si avvaleva di attrezzi e metodi didattici evoluti. Per promuovere lo studio Leumann organizzava premiazioni per gli studenti più meritevoli, cui venivano riconosciuti doni o somme di denaro accreditate su libretti postali.

Nel 1906, grazie ai risultati didattici conseguiti ed all'attivazione di corsi serali per operai, la scuola del villaggio venne dichiarata Ente Morale con Regio Decreto. Cinque anni dopo, una relazione del Regio Ispettorato Scolastico la definiva "un modello di istruzione e di educazione sotto tutti gli aspetti rispondenti ai veri bisogni di una classe operaia".

Villaggio Leumann

Edifici del villaggio Leumann.

 

Transitando lungo Corso Francia, l'asse viario che collega Rivoli a Torino, ancora oggi si nota la fermata tranviaria, la cosiddetta Stazionetta. Fra il 1871 e il 1955 la tranvia Torino-Rivoli (nella foto sopra al titolo), poi sostituita da una filovia soppressa nel 1979, aveva un'apposita fermata al villaggio, di fronte all'ingresso del cotonificio, per consentire ai dipendenti pendolari un'agevole raggiungimento del posto di lavoro.

Quando la tranvia venne chiusa la Stazionetta, caratteristico edificio in legno con porticato su 3 lati, che al suo interno custodiva la biglietteria e sala d'attesa, divenne dapprima uno spogliatoio per i vicini campi da tennis e poi fu abbandonata al suo destino. Fortunatamente, nel 1998 il Comune di Collegno decise di restaurarla.

Ma pregevole ed affascinante è anche la chiesa di Santa Elisabetta, commissionata all'ingegner Fenoglio nel 1907 da Napoleone Leumann (che pure era di religione calvinista) e realizzata in stile Liberty. L'edificio, sulla cui facciata si alternano mattoni a vista e fasce di litocemento, è contraddistinto da due campanili decorati con motivi geometrici e da un rosone suddiviso in tre parti, con una vetrata policroma.

Villaggio Leumann, chiesa e pianta

La Chiesa di Santa Elisabetta e la pianta del Villaggio.

 

La solida situazione finanziaria permise ai Leumann di diversificare gli investimenti. Napoleone assunse infatti anche altre cariche in aziende importanti: fu presidente della società Krieger di automobili elettriche, vicepresidente della Cartiera italiana, oltre a divenire azionista della società automobili Martini, delle Distillerie Italiane, della Raffineria Ligure-lombarda, del LLoyd sabaudo e della Banca Commerciale Italiana.

La sua oculata gestione economica permise ai figli, nel 1902, di costruire la manifattura di Mathi Canavese, poi trasformatasi in Cotonificio Piemontese, oltre che di fondare, nel 1906, il Cotonificio Lucento che diventerà la Manifattura di Pont.

Napoleone Leumann fu grande filantropo e autore di numerose iniziative benefiche. Tra le tante ricordiamo la fondazione e costruzione, a sue spese, della colonia "Casa del Sole" di Rivoli, realizzata per fronteggiare la diffusione della tubercolosi e segnalata, nel 1928, dopo la visita di un team di medici igienisti di 17 paesi stranieri invitati dalla Società delle Nazioni, come modello di riferimento per la pratica della profilassi. Dedicata ai malati e agli indigenti di Rivoli è anche la colonia marina che Leumann fece costruire a Loano.
 

Dal declino ai giorni nostri

Napoleone Leumann morì nel 1930. Una gestione poco avveduta degli eredi e la crisi del settore tessile dei primi anni settanta portarono dapprima ad un ridimensionamento e in seguito alla chiusura del glorioso Cotonificio Leumann, che chiuse i battenti nel 2007.

Nel villaggio oggi si trovano 59 villini e case, per complessivi 120 alloggi che il Comune di Collegno, che ne è divenuto proprietario, ha assegnato all'edilizia popolare: in alcuni di essi vivono ancora ex dipendenti del Cotonificio. Abbandonata la storica tranvia, nei prossimi anni è prevista la rinascita di una stazione al villaggio, al servizio della linea M1 della Metropolitana di Torino, i cui lavori di prolungamento sono stati avviati nel 2019.

La "stazionetta" del Villaggio Leumann (Foto Dimod61 / Wikipedia).

La "stazionetta" del Villaggio Leumann (Foto Dimod61 / Wikipedia).

 

Il Villaggio Leumann, che nel 2012 è stato set cinematografico della pellicola "È nata una star?", diretta da Lucio Pellegrini e tratta dall'omonimo racconto di Nick Hornby, è inoltre diventato un Ecomuseo della cultura materiale della Città Metropolitana di Torino e sede di un Centro di Documentazione (maggiori informzioni sul sito dell'Associazione Amici della Scuola Leumann).

Con le sue casette ordinate, oggi visitate da molte scolaresche, il villaggio fu un esempio che molte altre aziende decisero di imitare: urbanizzazioni simili sono state realizzate nei primi anni del secolo scorso anche a Condove da Fortunato Bauchiero, il fondatore delle Officine Moncenisio.

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