Le masche, streghe piemontesi dispettose e vendicative

Ad alcuni sarà capitato, nell'infanzia, di venire richiamati all'ordine dai genitori pena la comparsa sull'uscio, in caso di inadempienza, dell'uomo nero, del lupo cattivo o addirittura dell'autorità militare. Per i bambini piemontesi c’era invece anche un’altra minaccia: "fai attenzione che arrivano le masche!".

Il termine masca, nel folclore regionale, equivale all'italiano strega. L'etimologia è incerta: probabilmente risale al periodo longobardo (la prima testimonianza risale all'editto di Rotari del 643 d.C.), quando la masca stava ad indicare l'anima di un defunto o uno spirito soprannaturale.

Alcuni collegano il termine masca al verbo provenzale mascar, equivalente a borbottare, prerogativa delle streghe durante la pratica dei loro incantesimi. Per altri, invece, la masca sarebbe legata allo stesso verbo che in lingua spagnola corrisponde al gesto del masticare, poiché spesso le masche masticavano erbe o foglie cui attribuivano poteri misteriosi.

L'associazione più credibile pare essere quella con la parola araba masakha, ovvero l'arte di trasformare in animale. Una delle molteplici prerogative delle masche è infatti quella di assumere sembianze animalesche: i racconti piemontesi narrano spesso di streghe celate da sembianze feline, ovine o di altri animali da cortile, quali ad esempio le galline ed i maiali.

Strega

Non c'è stalla di campagna piemontese in cui, durante la "Vija", veglia serale che radunava intere famiglie in un ambiente riscaldato dal fiato degli animali, non sia stata narrata la storia di qualche masca, tra il terrore dei bambini e il divertimento degli adulti.

 

I poteri delle masche e la caccia alle streghe

Non si può parlare delle “masche” senza però ricordare che, alcuni secoli or sono, l’accusa di stregoneria poteva costare il rogo, pena a cui tra il 1450 al 1750 furono condannate migliaia di donne: c’è chi dice 35mila e chi addirittura 100mila. Molti registri e verbali sono andati persi, spesso distrutti volontariamente da inquisitori e giudici via via che la rivoluzione francese spazzava l’oscurantismo dell’Antico Regime.

La persecuzione ebbe inizio con Papa Innocenzo VIII e la sua bolla Summis desiderantes affectibus del 1484: i tribunali dell'Inquisizione cattolica, ma anche quelli della chiesa riformata Luterana, condannarono a morte migliaia di donne innocenti, dopo averle torturate per estorcere loro una confessione. Si trattava in molti casi di levatrici, prostitute o guaritrici, che agli occhi del popolo e dei giudici erano invece streghe, da punire con la morte.

Rogo

Le masche nella tradizione piemontese non sono animate da malvagità, sono però piuttosto dispettose e senza dubbio vendicative. Masche non si nasce: le doti sovrannaturali di cui sono dotate queste donne si tramandano da madre a figlia o da nonna a nipote, ma anche per lascito volontario da una donna più anziana ad una più giovane. Una masca, pur essendo immortale, comunque invecchia e può avere problemi di salute; così, ad un certo punto della sua esistenza può decidere volontariamente di morire, non prima di aver trasferito i suoi poteri ad un'altra donna oppure, talvolta, ad animali o vegetali.

Alcune masche all'aspetto sono persone normali, ma esistono anche masche soprannaturali, spiriti antichi che vivono al margine di piccole borgate di montagna in casupole diroccate e, se disturbate, usano le forze della natura per vendicarsi: scatenano tempeste, fanno scendere coltri di nebbia, richiamano lunghe e pericolose siccità o disastrose grandinate. Oppure possono accanirsi contro i neonati, distruggere raccolti e "fare la fisica", ovverosia fare fatture o malocchi.

Le masche sovrannaturali possono avere aspetti differenti: essere donne vecchie e brutte, ingobbite e incanutite, o mostrarsi nei panni di giovani fanciulle incantevoli o con l’aspetto di animali selvatici. Le masche sono abitualmente donne, tuttavia alcune tradizioni narrano di "masconi", che hanno ricevuto i poteri da una masca in fin di vita ma non sono in grado di trasferirli ad altri.

 

Le masche e i toponimi della valle di Susa

Si narra che alcune masche siano anche in grado di predire il futuro o leggere il passato; in questo caso si tratta di figure che sono in possesso ed in grado di consultare il cosiddetto libro del comando, testo che racchiude formule e incantesimi finalizzati ad utilizzare i poteri magici.

Ad esse gli agricoltori e la gente di montagna, spesso persone analfabete alle quali la lettura di un libro da parte di altri poteva sembrare un evento magico o manifestazione diabolica, erano soliti attribuire eventi inspiegabili, le cosiddette mascherìe.

Quando dovevano incontrarsi, le masche erano solite riunirsi di notte, di nascosto dalla popolazione: in valle di Susa numerosi toponimi si ricollegano alla credenza che si trattasse di luoghi di ritrovo delle streghe. Uno dei più diffusi è il "Pian balour" o “Pian del Ballo”, luogo di svolgimento di rituali conosciuti come "sabba" in cui, alla presenza del diavolo, le masche ballavano, mangiavano e facevano sacrifici.

Pian del Ballo (Silvano Gallino)

Pian del Ballo” sulla montagna di Condove (foto Silvano Gallino).

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In tutto l’arco alpino piemontese troviamo rocce denominate "Pera 'dle Masche", come il grosso masso che sovrasta la mulattiera che da Sant'Antonino conduce alle borgate di montagna, o il "Pian 'dle Masche" che in Valsusa troviamo ad esempio sulle pendici del Monte Musinè a Caselette.

Nel tempo, con la progressiva scolarizzazione, la superstizione si è ridotta e il termine caccia alle streghe viene impiegato in senso negativo, per indicare la ricerca di un colpevole qualsiasi a cui attribuire la colpa di un evento.

Streghe

Ancora oggi però, per descrivere aspetti paurosi o tribolazioni in montagna si dice "aver visto le masche", o "aver fatto vedere le masche" nel caso di aver spaventato qualcuno.

E ancora c’è chi, tra il serio e il faceto, attribuisce alla presenza delle masche eventi inspiegabili, quali ad esempio la scomparsa di oggetti, la caduta di un soprammobile o un panno steso che sventola al sole anche senza che vi sia un filo d'aria.

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