Il larice, la conifera che perde gli aghi per sopportare i rigori dell’inverno

Se in autunno o in inverno si osserva un bosco di montagna non è difficile individuare il larice (Larix decidua), pianta molto diffusa sulle Alpi le cui foglie aghiformi, a differenza delle altre conifere europee sempreverdi, prima mutano di colore diventando di un bellissimo giallo aranciato (come nella foto accanto al titolo di Fulvio Giorgi) e poi, con l’avanzare della stagione, cadono quasi completamente.

Questa prerogativa consente al larice di affrontare con maggiore resistenza rispetto ad altre specie, i rigori stagionali; sferzato dal vento può sopravvivere a temperature estreme. La sua tenacia è comprovata dall'esistenza in natura di moltissimi larici secolari: alcuni hanno addirittura tagliato il traguardo degli 800 anni.

Si tratta di una varietà dalla crescita rapida, che può raggiungere i 40 metri di altezza. Il suo habitat è contenuto tra i 1000 ed i 2200 metri, anche se ne sono stati riscontrati esemplari a quote più basse, intorno ai 550 metri o ad altitudini superiori, anche oltre i 2500 metri. In piemontese questo albero si chiama malëzzo (si pronuncia mal'ezzu, con la zeta dolce), molto simile al francese mélèze.

La "pigna" (strobilo) e le foglie del larice in autunno

La "pigna" (strobilo) e le foglie del larice in autunno.

 

Dal tronco cilindrico con chioma piramidale piuttosto rada, il larice genera fiori maschili e femminili facilmente distinguibili tra loro. I femminili, che se impollinati danno vita a piccole pigne allungate, sono di forma ovale, sui toni che variano dal rosa al rosso. I fiori maschili, invece, sono di dimensioni minori e di colore giallo.

Spesso il larice è confuso con l'abete, ma per distinguerli basta un'occhiata meno superficiale. Se si prende in esame la chioma, si verificherà come la stessa negli abeti sia di colore verde scuro, mentre nel larice assuma tonalità più chiara. Inoltre, gli aghi nell'abete sono attaccati singolarmente al ramo, mentre nel larice sono distribuiti in piccoli gruppi disposti a spirale intorno ad esso.

 

Un albero apprezzato in falegnameria

Originatosi con grande probabilità da ceppi provenienti dal nord Europa e dalla Siberia, il larice giunse in Europa con l'ultima glaciazione. Al ritiro dei ghiacci restò solo sulle cime delle Alpi e dei Carpazi, trovando largo utilizzo nell'edilizia grazie alla sua resistenza e robustezza. Assente nell'Appennino, resistente ai venti ed alle temperature più rigide, ha prerogative che lo rendono particolarmente apprezzato in falegnameria.

Impiegato per lavori interni ed esterni, come materiale di costruzione delle case di montagna ma anche come combustibile da bruciare in stufe e camini, permette di ottenere dagli scarti di segheria un pellet particolarmente pregiato. Il legno di larice, molto resinoso, oltre al gradevole colore rosso intenso della parte centrale, vanta una grande facilità di lavorazione, ed essendo impermeabile si presta egregiamente alla realizzazione di piccole tettoie o pergolati. In alcune valli del Trentino viene utilizzato per la produzione di tegole.

Larici a Bardonecchia a fine estate

Larici a Bardonecchia a fine estate, con le prime venature di giallo.

 

A contatto con l'acqua, il legno di larice diventa isolante, elastico e resistente, tanto da essere preferito per la realizzazione di imbarcazioni, ponti e parti immerse. Se non trattato e protetto, quando impiegato in esterno dopo alcuni anni assume un'apprezzata variazione di tonalità, diventando grigio.

 

Protegge il bosco ed è benefico per la salute

Il larice ha una funzione protettiva nei confronti del bosco. Il fusto, eretto ed elegante, è profondamente radicato e in grado di trattenere il terreno, quindi ben si presta a fronteggiare smottamenti e valanghe. Simbolo della rinascita, della luce e della bontà, il larice viene aggredito in maniera minore di altre specie dagli insetti (afidi, cocciniglie, larve, acari), ma spesso è soggetto a cancri corticali e rameali, disseccamenti, marciumi e funghi parassiti. Talvolta viene aggredito da una sottospecie del vischio comune.

Del larice non si usa solo il legno: dalla sua resina si estrae la trementina, il cui impiego è stato ampiamente diffuso nelle arti ma anche in medicina, quale componente di unguenti e cerotti, in virtù delle sue proprietà antiinfiammatorie e nella cura di affezioni del tratto respiratorio.

Larice sotto un nevicata autunnale (Federico Milesi)

Larice sotto un nevicata autunnale (Federico Milesi).
 

Le problematiche reumatiche, respiratorie ed artritiche vengono alleviate anche dal gemmoderivato ottenuto dalla macerazione delle gemme, mentre l'olio essenziale distillato dagli aghi viene impiegato quale antisettico di vie respiratorie e urinarie, tonificante della muscolatura e diffuso nell'ambiente chiuso per migliore la qualità dell'aria.

Dalla corteccia del larice si ricava il tannino, impiegato nella conciatura delle pelli e nella colorazione della carta.

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