Il Pertus di Colombano Romean, un'opera titanica che risale a quasi 500 anni fa

In piemontese, pertus vuol dire buco. Ma quello che è visibile sulla montagna di Chiomonte, conosciuto con il nome di Pertus di Colombano Romean, non è un semplice foro. È un'opera titanica, una testimonianza, di quasi 500 anni fa, di incredibile forza di volontà e di notevole ingegno.

Il fatto più stupefacente è che porti la firma di un solo uomo, appunto Colombano Romean, uno scalpellino originario di Chiomonte, nato alla Ramats ed in seguito emigrato a St.Gilles, nella diocesi francese di Nimes, per fare fortuna.

Posto a circa 2 mila metri di quota, proprio sotto i Quattro Denti di Chiomonte, il Pertus è un tunnel di 433 metri di lunghezza, largo circa un metro, per un'altezza di poco meno di due. Colombano aprì il varco da solo, utilizzando il suo scalpello.

Un lavoro durato più di 7 anni, al ritmo di 20 centimetri al giorno, che gli fu commissionato il 14 ottobre 1526. Già nell'ottobre del 1504, i Comuni di Exilles e Chiomonte si erano accordati per lo scavo, ma ci vollero oltre 20 anni, tra discussioni e ricerca della persona idonea, affinchè si giungesse all'avvio dei lavori.

L'interno del "Pertus" (Martina Suppo).

L'interno del "Pertus" (Martina Suppo).

 

La galleria si rendeva necessaria per portare l'acqua del Rio Touilles dal versante nord della cresta dei Denti di Chiomonte al versante sud, e consentire così l'irrigazione dei terreni di Cels e Ramats. A questo scopo esisteva già un acquedotto sospeso in legno, che aveva però una una portata molto ridotta e necessitava di ingenti spese di manutenzione. Il suo apporto, inoltre era disponibile solo nei mesi estivi.

Colombano Romean accettò di portare a termine l'impresa. In cambio, i consorzisti gli avrebbero garantito, per ogni mese di lavoro, due emine di segale, del vino, attrezzi per lo scavo, un mantice e la necessaria fornitura di carbone.

Per permettergli i lavori fu realizzato, all'imbocco della galleria un capanno con letto, madia, botte e lanterne per illuminazione, che divenne la sua nuova casa. Inoltre, il duro impegno di Colombano sarebbe stato riconosciuto con il compenso di 5 fiorini e 12 soldi per ogni tesa (m. 1,786) scavata nella roccia.

L'impresa fu ardua: nella galleria bisognava garantire aerazione, che, con tutta probabilità, veniva immessa tramite una canalizzazione in tela collegata ad un mantice. Il cane di Colombano ogni giorno percorreva il tratto dal villaggio della Ramats alla galleria per condurre il cibo al suo proprietario.

Colombano Romean, la targa commemorativa

Quando l'opera fu conclusa, nel 1533, e venne il tempo di fare i conti, ecco la sorpresa: la morte dello scalpellino. Sul suo decesso esistono due versioni contrastanti: la prima dice che Colombano Romean, dopo tanta fatica, fu avvelenato per evitare il pagamento della somma pattuita. L'esborso era infatti considerevole: 1600 fiorini, pari a 320 scudi. Per avere un'idea dell'importo va considerato che all'epoca il bilancio del Comune di Chiomonte era di circa 500 scudi.

Un'altra versione dice che l'uomo morì di idropisia, provocata dal freddo e dall'umidità patiti durante lo scavo, aggravati da un'insana passione per il vino. Come andarono i fatti, non lo sappiamo. Quello che è certo, è che ancora oggi il Pertus di Colombano Romean consente ai pendii di Cels e Ramats di godere di un buon apporto idrico.

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La galleria si può attraversare senza grandi difficoltà nei mesi di minore portata idrica, tra agosto e novembre, muniti di stivali e torcia frontale. Si potranno ammirare i segni dello scalpello, le nicchie per le lanterne ed alcune immagini scolpite.

Il Pertus di Colombano Romean in una cartolina d'epoca

Il Pertus di Colombano Romean in una cartolina d'epoca.

 

Il "Pertus" è celebrato da una lapide di bronzo posta all’imbocco del traforo nel 1911, per sostituire quella in marmo del 20 luglio 1879, mandata in frantumi da qualche cacciatore: «Colombano Romean, operaio chiomontese, nella prima metà del secolo XVI ideava e compiva da solo in otto anni questo traforo acquedotto pel quale conducendo a Chiomonte e ad Exilles le acque di Thullie queste balze prima sterili e deserte in contrade fertili e popolose trasformava. A grato ricordo il popolo di Chiomonte e di Exilles, la Sezione del Club Alpino di Susa e Beniamino Caso socio della sezione, addì 20 luglio posero 1879».

Una data incisa sul cemento ricorda invece i lavori di manutenzione straordinaria portati a termine sul tratto meridionale del tunnel nel 1931 (un getto di calcestruzzo con volta a botte armata mediante centine lignee).

Concludiamo con una notazione letteraria: nel 2000 lo scrittore torinese Alessandro Perissinotto ha pubblicato La canzone di Colombano, un bel romanzo storico che ricostruisce questa vicenda (Sellerio editore). A noi è piaciuto molto.

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