Quando sulle nostre montagne arrivano i narcisi...

Ѐ impossibile non notarlo, ma soprattutto non restarne affascinati. E non solo per la sua eleganza, ma anche per il suo profumo: il narciso infatti (in copertina in una splendida foto di Silvano Gallino, scattata sulla montagna di Rubiana) prende il nome dal termine greco "narkào" che significa "stordisco", in riferimento all'odore particolarmente inebriante e penetrante dei suoi fiori.

Sono cinque le specie spontanee di narciso presenti in Italia: quella tipica dei nostri pascoli montani è il Narcissus poeticus o Narciso selvatico, altrimenti detto fiore di maggio, presente dalle Alpi piemontesi fino alla Sila. Tra aprile e maggio, tra i 600 ed i 1600 metri di altezza, alcuni pascoli delle nostre valli si riempiono letteralmente di questo candido fiore, uno spettacolo della natura che annuncia l'arrivo della stagione più calda.

Narcisi in Valle Stretta - Liliana La

Narcisi in Valle Stretta - Liliana La

 

Il narciso selvatico è una specie bulbosa, i cui bulbi contengono la narcisina, alcaloide velenoso. Sostanza che, se ingerita accidentalmente, causa negli animali al pascolo e nell'uomo disturbi neuronali ed infiammazioni gastriche in grado di provocare la morte qualora non si ricorra a cure mediche entro 24 ore dall'ingestione. Per quanto sia difficile che un essere umano decida di nutrirsi di narcisi, va segnalato che la somiglianza del bulbo con la cipolla potrebbe indurre in errore.

I narcisi sono composti da una corolla bianca ed una paracorolla gialla, oppure entrambe gialle, o ancora con corolla gialla e paracorolla arancione. Le foglie sono strette e verdi, il bulbo è di forma sferica. Il narciso si presta ad essere coltivato in qualsiasi giardino, purché il terreno non sia torboso e abbia poco carbonio. I fertilizzanti idonei sono a base di fosforo e potassio, da utilizzare nel periodo di fioritura ed in quello immediatamente successivo. Il narciso richiede molta acqua in primavera ed estate, ne fa a meno in autunno ed inverno.

Narcisi a Salbertrand - Maria Rita Brun

Narcisi a Salbertrand - Maria Rita Brun 

 

Deve difendersi da larve, mosche, acari e funghi che, penetrando nei bulbi, li divorano o li erodono, favorendo l’insorgenza di infezioni fungine o batteriche. Oltre che per impreziosire aiuole, prati, giardini o terrazzi ed appartamenti (si presta anche alla coltivazione in vaso), viene impiegato anche reciso nelle composizioni floreali. Inoltre, il suo bouquet olfattivo ben si presta, in profumeria, alla realizzazione di gradevolissime essenze.

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Molto noto è un quadro di Caravaggio, custodito a Roma nella galleria nazionale d’arte antica, che raffigura Narciso. Non pensiate tuttavia di trovarvi dinnanzi alla riproduzione artistica di un fiore: il dipinto raffigura Narciso, figlio della ninfa Liriope e del dio fluviale Cefiso, che nella mitologia è un essere crudele che rifiuta ogni persona che se ne innamora.

Estasiato dalla sua immagine, Narciso cade nel fiume in cui si stava specchiando e vi muore per troppa vanità. Da qui deriva il termine narcisista, che si riferisce a chi pratica un culto ed un’adorazione eccessiva della propria persona. Una cosa che, anche senza contenere l’alcaloide, è comunque in grado di avvelenare i rapporti umani.

Prato di narcisi - Vincenzo Bonaudo

Prato di narcisi - Vincenzo Bonaudo 

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